Secondo Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo tedesco, l’essenza del tragico va cercata nel conflitto inconciliabile, nella contrapposizione profonda e insanabile che sta alle radici stesse dell’esistenza umana. “Tragico” per noi ha assunto il significato traslato di doloroso, luttuoso, mortale, ma in realtà nel dramma greco l’aggettivo rimanda ad una situazione senza via d’uscita, cioè alla condizione di una persona che si trova davanti ad un’ alternativa in cui entrambe le scelte portano alla rovina.
Edipo, per esempio, è il personaggio di un'opera di Sofocle che rappresenta il senso tragico della vita, perché qualunque decisione prenda lo condurrà ad un esito catastrofico e inesorabile.

        La guerra mondiale del 1914-1918 fu un colossale massacro innescato dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee. La mattanza coinvolse 28 paesi e vide contrapposte le forze dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia, Italia e loro alleati) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania e loro alleati). Complessivamente circa 26milioni di persone morirono (metà civili) e 20milioni furono i feriti: persone menomate, disabili e traumatizzati in modo irreversibile. La guerra ebbe inizio ufficialmente un mese dopo l’attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono d'Austria-Ungheria, e a sua moglie Sofia, in visita nella città di Sarajevo, che caddero sotto i colpi di pistola esplosi dal rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip. Era il 28 luglio 1914.

L’Italia giustificò l’intervento nel conflitto bellico (24 maggio 1915) in nome della sua indipendenza nazionale; furono richiamati alle armi 5milioni200mila uomini e alla fine si contarono 750mila morti: 600mila caduti in combattimento e 150mila fra la popolazione per cause di guerra. Oltre 1milione i feriti (500mila rimasero mutilati o invalidi permanenti) e circa 2milioni gli ammalati per cause belliche. Gli storici hanno segnalato l’impreparazione militare dell’Italia, la scarsità dei rifornimenti e gli errori della logistica, con conseguenti enormi perdite di uomini e mezzi. Per non parlare della disumana “stupidità militare” dimostrata da Cadorna con gli attacchi frontali/suicidi di truppe mal equipaggiate, scarse di artiglieria e mitragliatrici. Un Cadorna che, fra cataste di morti, osservava: «Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini».

Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami, fatti che è meglio che restino dove si trovano. (R. Bradbury, Fahrenheit 451).

Con la definizione “buona scuola'' si vuol far credere che la scuola finora in atto sia stata davvero cattiva, al punto da rendere necessaria l'ennesima riforma. Ma la Legge 107 di studenti, di pedagogia e di educazione non parla affatto, se non nei termini di un restyling didattico basato sull'uso forzato delle tecnologie digitali spacciate come urgente necessità della scuola. Noi abbiamo cercato in rete pillole di antidoto alle ipocrisie della politica, alla pseudocultura tecnologica e alla scuola-azienda che ci vogliono rifilare.

DIGITALIZZARE, disumanizzare la scuola, pensare solo alle innovazioni procedurali è la maschera necessaria a nascondere il bisogno di svuotare la scuola di senso e di contenuto, con un solo obiettivo: togliere potere al pensiero critico. E dell'articolo 33 (L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento) cosa facciamo? Quale libertà potrà mai esserci in una scuola dichiaratamente asservita al potere economico, anzi, studiata in raccordo con le finalità dell'impresa, di cui, deve anche assorbire i metodi? Renzi sceglie di omettere ogni riferimento agli articoli 33 e 34 della Costituzione, sui quali è impostata la scuola repubblicana: ma pensarla ''libera'' fa paura!

Prima rappresentazione in Italia di uno dei capolavori di Shakespeare nella versione conosciuta come il “cattivo quarto”. Al teatro Chiabrera di Savona la compagnia Salamander ha messo in scena l’“Amleto”. L’obiettivo era quello di rendere un’opera classica di tale spessore vicina ai giorni nostri e più adatta ad un pubblico di ragazzi. Saranno riusciti nel loro intento questi giovani attori? Le antiche spade sono state sostituite da pistole; i tipici abiti e le possenti armature da semplici magliette o camicie, per non parlare della maglietta di Batman del protagonista.

Il 13 Novembre 2015 Parigi, la città dell'amore, è sede di attacchi terroristici.
Tante vittime, 130. Tanti feriti, più di 300. La paura e la disperazione sono grandi, albergano tra i cittadini francesi, ma anche nei territori limitrofi si comincia a sentire un vento tagliente di irrequietezza. Questa volta, così come per l'attentato a Charlie Hebdo del gennaio scorso, è successo vicino a noi e nell'Europa civile non ci si aspetta che episodi del genere si verifichino.
Però, quando le stragi succedono in Siria, in Palestina, nelle remote e dimenticate zone dell'Africa , dove 130 vittime sono la media giornaliera, che la causa sia la fame o una bomba, ci sembra di guardare un film alla televisione, un film assai realistico, produzione di un regista dalle eccellenti doti e con attori straordinari che si giocano la vita, ma appena il sipario del telegiornale si chiude, la nostra mente non se ne preoccupa più.

Chi di psicoanalisi si intende considera inetto colui che, incapace di realizzare un progetto nella propria vita, trascende la realtà, rifugiandosi dietro una dimensione immaginaria, perfetta, nella quale è lui stesso l'eroe protagonista.
Come la magia della fiaba trasporta l'ingenua mente di un bambino in una foresta incantata, così l'inetto, con la medesima inconsapevolezza emigra nel mondo prefigurato a propria immagine, offuscando la presenza con quello reale.
Non cosi diverso è poi il sogno, trascurando l'incubo: teatro delle più grandi paure; in cui opera l'inconscio mostrando i più ambiti desideri avverati.

I fatti di Parigi ci hanno lasciato inquietudine, costernazione e rabbia. Sentimenti che devono unirsi, ora, al bisogno vivo di riflettere e ragionare su «un bagno di sangue inutile, atroce, nauseabondo, che richiama le più grandi infamie di cui l'umanità è stata in grado di mostrarsi capace». Sono parole apparse in rete che facciamo nostre insieme a tutte quelle che, solidali e antirazziste, fanno pensare, ci aiutano a non cadere nella trappola religiosa e politica dell’odio, sono una risposta alla malafede di certi titoli offensivi, alla retorica inutile o, peggio, guerrafondaia di tanti avvoltoi. Perché in guerra, naturalmente, ci vanno sempre i soliti, mentre sfruttatori e politici la invocano, la dichiarano, la guardano in tv e ci lucrano sopra.

 

Oggi vi voglio raccontare una storia. Non è una storia felice o allegra, affatto. Questa è la storia di Lorenzo. Lorenzo ha da poco raggiunto la maggiore età e, da sei anni (o forse di più), un piccolo animaletto abita nel suo cervello. Questa bestia è avvinghiata con tutte le forze a un'arteria della materia grigia di Lorenzo, quindi non si potrebbe togliere chirurgicamente, il mostro è in una posizione per la quale, se si ingrossasse troppo, potrebbe uccidere il povero ragazzo, quindi tutte le altre cure possibili sono da escludere.

Lorenzo sa che i sintomi che già accusa da tempo, provocati dall'animaletto, aumenteranno con il passare degli anni. Anni... quanti ne rimangono al ragazzo? Cinque, i suoi anni di vita vanno dai cinque ai venti, Lorenzo non si dà per vinto, lui aspetta con ansia la cura, che sa che arriverà, o almeno ci spera. Intanto si occupa di studiare per la maturità che tanto lo angoscia.

Qualche tempo fa, alla scuola elementare Matteotti di Firenze, un consiglio interclasse ha deciso di annullare dal piano formativo la visita ad una mostra artistica “per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche”, parole del quotidiano La Nazione. Il 13 novembre, una serie di sparatorie ed esplosioni ha colpito Parigi, lasciando sulle strade e nei locali più di centoventi morti e più di trecento feriti.

Converrete con me che, delle due, la notizia più importante è di certo la seconda. Forse vi chiederete come mai sono concentrate in poche righe. Ebbene, la verità è che l’apparente innocuità della prima e la terribile violenza della seconda sono legate indissolubilmente, che ci piaccia o no. 

Il tema della discriminazione degli omosessuali e le battaglie da loro combattute sono argomenti di cui da tempo si discute nella società e nella Chiesa. Esempio del rifiuto della Chiesa, ma non solo, degli individui che provano amore nei confronti di un'altra del loro stesso sesso, è monsignor Charamsa. La sua dichiarazione di essere gay viene definita una “scelta grave e irresponsabile”. In realtà, la sua è stata solo una ricerca della felicità. E se anche questo viene condannato dalla Chiesa allora essa non esprime il volere di Dio. Non è forse così? Il coraggio di monsignor Charamsa dovrebbe servire come esempio per spingere gli omosessuali della Chiesa o non, a “uscire dall'armadio”. Aiutiamoli a non opprimere i loro desideri e il loro amore per via di assurde leggi. Il coming out di monsignor Charamsa è un'occasione per un momento di crescita interiore.

Un tempo le persone avevano determinati punti di ritrovo, fori o teatri, piazze, che avevano finalità ricreative, di svago oppure di propaganda politica, o più semplicemente era luogo di banali incontri tra amici. Fori, teatri, scuole filosofiche erano le fabbriche di miti, creavano personaggi dalle più alte virtù che la popolazione potesse emulare.

Cambiano i tempi, cambiano i miti: oramai, con l'avvento della televisione che inizialmente era un bene di lusso destinato alle famiglie altolocate e che ora è a portata del 95% della popolazione degli stati industrializzati, mito è diventato sinonimo di famoso e l'industria dello "star system" ha fatto sì che nazioni come gli USA o l'India si arricchissero enormemente grazie alla nascita di veri e propri mercati, come Hollywood e Bollywood.

La prima cosa che distingue un libro è la copertina, è tutto lì il segreto. La copertina è ciò che una persona, che non ti conosce, vede per la prima volta in te. Essa ci dà un'idea dell'intero libro in una pagina e in titolo. Se ciò ti sconvolge, intraprendi il grande viaggio. Il viaggio verso un mondo molto più affascinante di quello in cui viviamo, dove le persone possono volare e parlare senza essere giudicati. Un mondo che non ti nasconde la verità, che ti fa conoscere veramente chi tu sei. Perché quando sfogli un libro sei felice. Felice di trovare le emozioni che provi in quelle pagine. Pagine che sembrano descriverti e aiutarti.

All’alba del 40º numero del Farò del mio Peggio, un piccolo grande traguardo del quale siamo fieri, ci troviamo a fronteggiare da queste pagine con la nostra unica arma, la penna, l’ennesima riforma dell’Istruzione.

La #BuonaScuola, come è stata “marketizzata” dal Governo, rappresenta l’ennesimo mostro giuridico spacciato per riforma epocale. Come nel romanzo “1984” di Orwell, anche Renzi ha introdotto una neolingua dove il significato dei termini viene mutato e talvolta ribaltato. La #BuonaScuola, infatti, è esattamente il contrario del suo nome.

 

“PRESTITI D’ONORE” E STUDENTI INDEBITATI A VITA

Secondo la Federal Reserve, l'indebitamento studentesco negli USA ha raggiunto vette stratosferiche. Pare che anche in Italia si voglia seguire il modello americano, in modo che l’istruzione sia a pagamento o, meglio, a credito, e gli studenti italiani si riducano indebitati come quelli americani. 

In effetti i soldi promessi dalla “Buona Scuola”, tanto per cambiare, andranno alle imprese private e alle banche. Le leggi e gli stanziamenti di fondi per i progetti per l'alternanza Scuola Lavoro -  imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla sua filiazione OCSE - sono solo una copertura per il solito “assistenzialismo ai ricchi” . Dal 2003 i governi italiani riservano una costante pioggia di soldi per le imprese private che si “impegnano” nella "formazione" degli studenti. Ultimo il Decreto 761, dello scorso ottobre, che ha stanziato undici milioni di euro (2).

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