I fatti di Parigi ci hanno lasciato inquietudine, costernazione e rabbia. Sentimenti che devono unirsi, ora, al bisogno vivo di riflettere e ragionare su «un bagno di sangue inutile, atroce, nauseabondo, che richiama le più grandi infamie di cui l'umanità è stata in grado di mostrarsi capace». Sono parole apparse in rete che facciamo nostre insieme a tutte quelle che, solidali e antirazziste, fanno pensare, ci aiutano a non cadere nella trappola religiosa e politica dell’odio, sono una risposta alla malafede di certi titoli offensivi, alla retorica inutile o, peggio, guerrafondaia di tanti avvoltoi. Perché in guerra, naturalmente, ci vanno sempre i soliti, mentre sfruttatori e politici la invocano, la dichiarano, la guardano in tv e ci lucrano sopra.

 

«Noi  ci opponiamo fermamente alla barbarie. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà  a chi ha subito questa violenza, ai loro familiari, ai loro amici, a quelli e a quelle che sono caduti e a coloro che sono fortunatamente riusciti a mettersi in salvo. Degli assassini intossicati da un'ideologia delirante hanno fatto regnare il terrore a Parigi così come lo hanno fatto regnare in Medio Oriente e in Africa. Possono provare a giustificarsi con richiami a dio o alla sofferenza delle popolazioni siriane e palestinesi; altro non sono che degli assassini che tentano di dare una giustificazione ai loro atti quando non esiste giustificazione alcuna.

Noi rigettiamo tutti i tentativi razzisti di incolpare i “musulmani” di ciò che è successo. Ciò che viene inserito nella categoria “popolazioni musulmane” altro non sono che individui, individui come gli altri: alcuni sono praticanti, altri solamente credenti, altri ancora sono atei ma tutti quanti vogliono semplicemente vivere in pace. Noi tutti e tutte ne abbiamo il diritto.

Noi non accettiamo la retorica guerrafondaia scaturita da questi attacchi. Lo stato d'emergenza in Francia – ma invocato anche in Italia e, più in generale, in Europa - la tentazione di sostenere dittatori sanguinari come Assad, di intensificare i bombardamenti, che provocano sempre morti tra le popolazioni civili prese in ostaggio, sfollate e costrette alla fuga.

La guerra genera sempre la guerra. Ci impegneremo fortemente affinché i/le migranti/e non subiscano le conseguenze delle azioni di questi invasati religiosi, gli stessi dai quali i migranti sfuggono, costretti a fuggire da paesi devastati».

 

È la solidarietà, unita alla logica e al pensiero critico, che permette l'esercizio della libertà.

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