Il mercato delle droghe negli ultimi decenni è diventato sempre più complesso per il proliferare delle sostanze psicoattive, l’espansione dei consumi e per l’incremento dei soggetti criminali che producono e commercializzano le varie droghe. Ai gruppo storici che operavano da tempo sul mercato delle droghe (oltre alla mafia siciliana e alle altre mafie italiane, la mafia turca, le triadi cinesi e la Yakuza giapponese) si sono aggiunti gruppi di formazione più o meno recente, come i cartelli colombiani, le mafie albanesi, russe e nigeriane

In conseguenza di ciò gruppi locali, prima impiegati come basa manovalanza criminale, hanno via via acquistato autonomia e si sono messi in proprio in un ‘indotto’ che sembra non conoscere confini grazie alle potenzialità della droga attorno a cui gira il mondo criminale. 

Per gli analisti della DCSA,  il traffico di sostanze stupefacenti è stato ed è il fattore chiave nel processo di trasformazione e di rinnovamento del crimine organizzato basato sull’ampliamento del proprio raggio d’azione, adottando una strategia di globalizzazione criminale-finanziaria nel contesto di una integrazione trasnazionale’.

Del fatto che il traffico di stupefacenti è ormai da tempo il settore più redditizio delle principali organizzazioni criminali, l’Italia è l’esempio più eclatante grazie anche alla sua peculiare posizione che ne fa uno snodo strategico per le rotte del narcotraffico internazionale, nonché uno dei principali mercati di destinazione e di consumo dell’intera Unione Europea.

Dopo il maxi sequestro effettuato qualche anno fa nella Valle dello Jato, in provincia di Palermo, della più grande piantagione di cannabis indica (oltre 1.400.000 di piante) mai effettuato in Europa, sono state scoperte vaste coltivazioni che avrebbero fruttato alle associazioni criminali parecchi milioni di euro. 

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