"Se non si può dire che non tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale ben precisa". Per questo, e alla luce della presenza dei tanti alunni stranieri nelle nostre scuole e dei loro genitori nelle nostre comunità, a loro dobbiamo rivolgere il messaggio di richiesta di una condanna di questi atti". Nero su bianco da parte dell'assessore all'istruzione del Veneto, Elena Donazzan che, dopo la strage di Parigi, ha deciso di scrivere ai dirigenti scolastici della sua regione inducendoli a trattare l'argomento nei loro istituti. La metodica, però, ha destato molte polemiche: che la scuola avesse la finalità di insegnare e far capire ciò che succede intorno a noi, adoperando un occhio critico e conoscenze storiche, è noto a tutti... ma che la scuola inducesse l'alunno a pensieri così forzati e “filorazzisti”, questa mi è nuova. 

 

Secondo la Donazzan l'esigenza è soprattutto dettata dall'alto numero di studenti stranieri che risiedono in Italia e che frequentano le “loro” scuole (mi scusi assessore, se non avessimo alunni stranieri nei nostri istituti non varrebbe la pena parlare dell'attualità?); infatti, dovrebbero essere loro in primis a condannare questi atti di violenza che usano la fede come alibi. Così facendo "potrebbero essere scagionati" dall'eventuale accusa di sostenere gli attentati kamikaze a scuole o luoghi pubblici.

Questa ferrea presa di posizione ha provocato sgomento e polemiche proprio all'interno di scuole ed università, l'Unione degli Universitari di Padova, e quella di Venezia e Verona, oltre che la Rete degli studenti medi, hanno  replicato: “Non possiamo accettare che si decida, per l’ennesima volta, di giocare sulla pelle dei ragazzi e delle loro famiglie, considerando a tutti gli effetti, tutte le famiglie musulmane i cui studenti sono iscritti nelle scuole del Veneto, come complici, a meno di smentita, di quanto successo a Parigi. L’assessore Donazzan specula sulla paura”

Se la storia deve insegnare, spesso mi accorgo che ci insegna a fare gli stessi errori con le stesse modalità del passato, come se nella mente umana fosse insito il meccanismo perverso che porta a cercare un capro espiatorio in ogni occasione. Come per Hitler che, quando pioveva, era colpa degli ebrei...così anche oggi, quando piove è colpa degli stranieri, specie se musulmani! Non è contestabile il fatto che nelle scuole venga aperto il dibattito sulle organizzazioni terroristiche, sulle stragi che ogni giorno purtroppo tolgono la vita a centinaia di persone, non è criticabile la possibilità di informazione. E' molto opinabile, però, fare leva sull'origine delle persone e mettere gli studenti in una posizione scomoda che non appartiene loro. 

Perché è necessario che, innanzitutto, siano i musulmani a condannare la politica dell'Isis? Hanno i musulmani qualche microchip nel cervello che li induce a commettere stragi e quindi c'è bisogno di disattivarlo attuando tali strategie? Ma sia pure fatto, gli stranieri vengono in Italia e devono attenersi alle regole e alle leggi del Paese, quindi si chieda agli stranieri di condannare gli atti dell'Isis, ma allora si chieda anche ai figli degli avvocati di condannare le raccomandazioni, ai politici di condannare la corruzione e ai preti la pedofilia...tanto tutti i figli degli avvocati sono raccomandati, tutti i politici sono corrotti e tutti i preti sono pedofili. 

E di tutta l'erba ci piace fare un fascio. No?

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