Giuseppe Uva, Federico Aldrovandi, Paolo Scaroni: tre ragazzi massacrati da agenti in uniforme. Scaroni, tifoso del Brescia, alla fine di una partita la sera del 24 settembre 2005, viene pestato a sangue senza motivo da alcuni poliziotti. Dopo più di un mese di buio il ragazzo si risveglia e con molta fatica e coraggio racconta tutto: "Erano almeno quattro celerini, con i caschi. Mi urlavano: bastardo. Picchiavano con i manganelli impugnati al contrario per farmi più male".

E non volevano solo immobilizzarlo: i referti medici confermano che Paolo è stato colpito "sempre e solo alla testa". "La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani... La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare". Paolo Scaroni oggi ha 34 anni e il 100 per cento d'invalidità civile. Verbali truccati. Testimonianze insabbiate. Filmati spariti. Poi altri poliziotti rompono l'omertà e sbugiardano le relazioni ufficiali di un dirigente della questura. Un giudice ordina di procedere. E adesso, a Verona, si sta svolgendo un processo simbolo contro otto celerini del reparto di Bologna. Una squadraccia, secondo l'accusa, capace non solo di usare "violenza immotivata e insensata su persone inermi", ma anche di inquinare le prove fino a rovesciare le colpe sulle vittime. (Paolo Biondani, L’Espresso)

Giuseppe Uva, ucciso nel 2008 a Varese: sua sorella Lucia racconta la sua sconvolgente storia. Prima portato in caserma, poi riempito di botte. Secondo la versione dei militari sarebbe morto per crisi cardiaca dovuta all'alcol e ai sedativi, nessun pestaggio. Tesi contestata da Lucia nel momento in cui in obitorio fotografa il cadavere del fratello pieno di lividi e bruciature. ”Solo noi sappiamo la rabbia che ci portiamo dentro,ogni giorno come il primo”.

Ultimo, ma non ultimo, Federico Aldrovandi, ucciso durante un controllo di Polizia all'alba del 25

settembre del 2005, a Ferrara, a soli 18 anni. È diventato un simbolo, ma per la madre Patrizia Moretti è soprattutto un figlio che non abbraccia da 8 anni. L'ultimo dei quattro poliziotti condannati è uscito dal carcere dopo aver scontato solamente sei mesi di prigione.

“Caro Federico in questo mio continuo contatto immaginario con la tua anima, quanti perché mi

piombano addosso e con cui sarò condannato a confrontarmi per il resto della mia vita. Passano i

giorni e dopo quasi otto anni non si sta meglio, si sopravvive. Guardo il mondo sempre più

sconcertato. Quanto dolore, quante torture, quante incomprensioni, quanta arroganza, quanta

violenza, quanta supponenza, quanta indifferenza, quanto corporativismo a prescindere dalle

responsabilità palesi nei casi di tante altre vittime senza giustizia. E quando mi sento allo stremo e

mi sembra di non farcela, nella mia solitudine forzata, ripenso al tuo sguardo e al tuo sorriso che mi

donasti fin da bambino, e fino a poche ore prima che 4 persone ti uccidessero con violenza, senza

una ragione. Ripensare a quei momenti insieme, per risentire la tua voce, sempre viva nel mio

immaginario, pronunciare ancora una volta una frase magica e unica, più grande di ogni male: “ti

voglio bene papà”, come quel 17 luglio 2005, giorno del tuo diciottesimo compleanno trascorso

meravigliosamente insieme per l’ultima volta. Oggi ne avresti 26 di anni e chissà quante cose belle

o meno belle avremmo condiviso insieme.

Non crescerò mai Federico, come l’hanno maledettamente impedito a te.

Non cresceremo mai, ma altri bimbi forse sì, se gli uomini di buona volontà sapranno prendere

spunto e insegnamento da questa orribile storia, in questo nostro paese.

Buon compleanno Federico, in attesa di quel che verrà” (Lino, padre di Federico)

 

Costituzione della Repubblica Italiana

Articolo 13

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge,…, E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

 

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