La maggior parte delle violenze subite dalle donne hanno come autori componenti della famiglia , fidanzati ed ex fidanzati: la donna è vittima di violenze in un ambiente dove dovrebbero regnare l'amore e la stima. Sempre più spesso si ha l'abitudine di attribuire le colpe di questi abusi agli extracomunitari, mettendo così in risalto avvenimenti isolati e numericamente irrilevanti.

Secondo una statistica fornita dall'ISTAT, circa il 32 % delle donne italiane ha subito violenze nel corso della vita e, nella maggioranza dei casi, l'artefice di tali violenze è proprio un familiare. Risulta perciò inferiore al 5% il numero delle violenze denunciate. Molte donne non denunciano i maltrattamenti subiti per paura delle reazioni dei coniugi, per non coinvolgere i propri figli o perché ricattabili economicamente . 
L'esiguo numero di denunce è anche verosimilmente dovuto ad antichi retaggi culturali, che vedono la donna come un possesso dell'uomo e sembrano così giustificare comportamenti violenti, stupri e talvolta persino omicidi, che vengono definiti " passionali ", ma dove la passione c'entra ben poco e domina, invece, il senso di possesso. 
Conseguenza di questa mentalità distorta è, ad esempio, l'uccisione di Erika da parte del marito. La donna ha pagato con la vita la sua decisione di separarsi dall'uomo che, considerandola "una sua proprietà", ha preferito ucciderla che permetterle di andare via. 
Nella speranza di arginare il fenomeno, il parlamento ha approvato la così detta "legge anti femminicidio", che prevede pene molto severe e nuove misure finalizzate a prevenire le violenze sulle donne e a fornire aiuto a tutte le vittime di tali comportamenti. 
Una volta presa coscienza che il pericolo maggiore si nasconde proprio in famiglia e non nelle strade, bisogna continuare a far sentire alle vittime tutto il sostegno possibile affinché non si sentano sole davanti alla decisione di denunciare quanto commesso ai loro danni .

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