All’alba del 40º numero del Farò del mio Peggio, un piccolo grande traguardo del quale siamo fieri, ci troviamo a fronteggiare da queste pagine con la nostra unica arma, la penna, l’ennesima riforma dell’Istruzione.

La #BuonaScuola, come è stata “marketizzata” dal Governo, rappresenta l’ennesimo mostro giuridico spacciato per riforma epocale. Come nel romanzo “1984” di Orwell, anche Renzi ha introdotto una neolingua dove il significato dei termini viene mutato e talvolta ribaltato. La #BuonaScuola, infatti, è esattamente il contrario del suo nome.

 

È l’applicazione del modello autoritario che caratterizza l’Italia di Renzi alla Scuola, la trasformazione dei Dirigenti Scolastici in autocrati che decidono, senza alcuna opposizione, il “piano triennale didattico”, in barba all’articolo 33 della Costituzione che tutela la libertà di insegnamento. Gli insegnanti, secondo il disegno di legge, non saranno più liberi di decidere in modo autonomo che cosa insegnare, ma dovranno sottostare alle scelte del Dirigente. Egli decide la fisionomia culturale della propria scuola, portando ad una sostanziale omogeneità di punti di vista, contraria alla pluralità di vedute che dovrebbe caratterizzare la Scuola Pubblica. Si tratta di uno scenario inquietante soprattutto per gli studenti: la scuola, per definizione, dovrebbe rappresentare il luogo dove si manifestano e si coltivano le proprie aspirazioni e si sviluppano coscienza e libertà, in questo modo invece prevarrà il pensiero unico del Dirigente, diffuso per legge da tutti gli insegnanti agli studenti. In aggiunta, in un Paese che si colloca al 69º posto al Mondo per corruzione, il Dirigente Scolastico avrà anche il potere di decidere quali insegnanti assumere per l’esecuzione del proprio piano triennale: i soggetti più autonomi e dotati di personalità, cioè i buoni insegnanti, potenzialmente, potrebbero essere svantaggiati e discriminati, finendo nelle scuole più scomode. Il rafforzamento della funzione del Dirigente Scolastico, oltretutto, scardina il principio dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione previsto dall’articolo 97 della Costituzione, rimettendo sostanzialmente alla volontà di un singolo la decisione dei criteri per la stipula degli incarichi contrattuali di durata triennale, nonché di quelli previsti per il loro mancato rinnovo.

Degli studenti #BuonaScuola di Renzi non parla neppure, ma in una scuola senza democrazia saranno semplici utenti-clienti, consumatori passivi, futuri sudditi da formare per il mondo del lavoro. Come se non bastasse, il disegno di legge vuole introdurre la detraibilità delle rette scolastiche delle scuole paritarie, con una spesa di 116 milioni di euro per il solo 2016, in palese violazione della Costituzione perché rappresenta un ulteriore onere per lo Stato a vantaggio delle scuole private. 

Secondo la neolingua renziana questa è la #BuonaScuola, la #CattivaScuola, invece, è quella che ha fatto nascere il “Farò del mio peggio News” e che lo mantiene vivo: quella della libertà di insegnamento, delle assunzioni per concorso, quella dove i docenti insegnano per passione e non per imposizione, quella dove vale il merito e non le amicizie e la sottomissione. Quella degli insegnanti che lavorano al sabato pomeriggio e alla domenica, gratis oppure per una miseria, fanno ore extra senza alcun riconoscimento, solo per amore dei propri alunni e del proprio lavoro, con la volontà di fare qualcosa di importante, di diverso, di profondo, con la percezione del proprio lavoro come una missione educativa, con lo scopo di formare una generazione migliore. Quella dove ognuno può esprimere la propria idea e discutere con gli altri, informarsi, analizzare diversi punti di vista, formarsi un’opinione ragionata. La #CattivaScuola del Meeting Nazionale Alboscuole, dove migliaia di ragazzi, liberi pensatori di tutta Italia, si ritrovano ogni anno per divertirsi e conoscersi dopo un anno di fatiche passato a realizzare il proprio giornale d’Istituto. La #CattivaScuola dei professori cosiddetti “squadristi”, quelli che manifestano tutti insieme contro questa riforma, quelli dello sciopero del 5 Maggio e di quello degli scrutini.

 

 

In questa Italia al contrario dove le parole perdono di significato, questa volta io sto con i cattivi.

Io sono per la #CattivaScuola.

 

Roberto Palermo

Presidente dell’Associazione “Farò del mio Peggio News”

Dottore in Ingegneria Informatica

Consigliere Comunale di Mioglia

 

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