Cari lettori ed amici del “Farò del mio peggio News”, vi auguro un 2016 ricco di felicità e soddisfazioni!

Come di consueto la copertina di Gennaio del nostro periodico è dedicata alla Giornata della Memoria, istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite per ricordare il 27 Gennaio 1945, quando fu liberato il KZ di Auschwitz. Lo scopo della giornata non è solamente quello di ricordare lo sterminio di milioni di persone innocenti all’interno dei campi di concentramento, ma anche e soprattutto quello di alimentare la consapevolezza sulle atrocità commesse dai regimi dittatoriali e trarre insegnamento dagli errori del passato, così da sviluppare gli anticorpi culturali per non commetterli più in futuro.

 

Mai come in questo periodo una riflessione in proposito è necessaria: tutti siamo scossi dopo gli attentati di Parigi, tutti siamo coinvolti emotivamente in una guerra che prima sembrava lontana da noi, perché mieteva vittime in luoghi da noi psicologicamente distanti, e che invece ha fatto irruzione di colpo nella nostra vita di tutti i giorni, facendoci sentire fragili ed in pericolo. È proprio in tale clima che si rischia il ripetersi della storia: la storia delle dittature, della limitazione delle libertà, dell’olocausto, dello sterminio. Da anni, ma soprattutto nell’ultimo periodo, molti politici, amplificati dai mass media, stanno alimentando il proprio consenso tramite la propaganda dell’odio razziale e religioso. Questi personaggi vogliono spingerci a pensare che il nemico da combattere sia l’Islam, che tutti gli immigrati e gli extracomunitari siano potenziali terroristi e che la soluzione sia semplicissima: cacciare tutti gli stranieri e bombardare lo Stato Islamico. Sono idee che si radicano, senza alcuna resistenza, nelle menti di coloro che sono abituati a dividere il mondo in bianco e nero, senza sfumature, che amano le ricette pronte invece di ragionare con la propria testa. Le persone in mala fede o senza pensiero critico non comprendono che la maggior parte degli immigrati stanno fuggendo da quella guerra che noi stessi alimentiamo. La Giornata della Memoria dovrebbe spingerci a fare un’analogia con il nazismo, il quale agì in un periodo storico di forte depressione, sconforto e paura ed individuò il capro espiatorio negli ebrei (ma anche altri, come gli zingari e gli omosessuali), additati come causa di tutti i problemi della Germania di allora, pianificandone così lo sterminio. La storia dovrebbe insegnarci a guardare con sospetto chi ci spinge a pensare che la soluzione a tutto sia l’eliminazione di una categoria. Dobbiamo stare attenti anche a chi propone come soluzione la limitazione della libertà in nome della sicurezza, perché non possiamo accettare passivamente che dure conquiste, ad esempio la libera circolazione in Europa, vengano meno per colpa della paura! Dovremmo agire sempre guidati dal pensiero critico, analizzare i fatti e diffidare di chi ci offre una visione della realtà troppo semplificata, perché spesso si tratta di una distorsione prodotta al solo scopo di ottenere consenso, profitti e tornaconti elettorali.

Purtroppo, però, è sempre più presente una superficialità diffusa, che deriva forse da una maggiore pigrizia di pensiero e da una diffusa mancanza di interesse verso l’attualità, la cultura ed il mondo che ci circonda, ma anche dalle “riforme alla buona” di una “cattiva politica” che vuole un impoverimento continuo della scuola pubblica e della sua capacità di offrire dei modelli di riferimento da cui trarre ispirazione e valori. In questo modo si diffondono il razzismo, i pregiudizi, l’odio per il diverso, ma anche le pseudoscienze, i complotti, le credenze popolari e le “bufale”, che corrono veloci sui social network, alimentando così un triste, moderno Medioevo. Non a caso, secondo un recente studio dell’OCSE, il 47% degli italiani soffre di “analfabetismo funzionale”, ovvero si informa, vota e lavora seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: davanti ad un evento complesso, ad esempio la crisi economica, le guerre o la politica, è capace di trarre solo una comprensione basilare e superficiale.

Qual è l’antidoto a tutto questo? Leggere, informarsi, porsi domande, approfondire, riflettere, confrontarsi con altre persone, formarsi un’opinione personale e scrivere, sostenendo le proprie tesi, argomentandole: questo è il migliore esercizio di libertà! Solo così si potrà formare una generazione di “teste pensanti” in grado davvero di dare speranza al nostro Paese! Non burattini nelle mani del potere, ma uomini e donne dalla mente libera, sempre alla ricerca della verità. Futuri cittadini responsabili ed informati, politici onesti e preparati, giornalisti critici e scomodi.

Quest’anno si celebrerà il decennale del “Farò del mio Peggio News”, il giornale dei “liberi pensatori del Liceo Grassi”. Per festeggiare l’evento abbiamo deciso di regalare ai nuovi redattori che si iscriveranno all’Associazione un kit da perfetti giornalisti: il block notes e la penna a tema decennale!

Da dieci anni, orgogliosamente, vi aspettiamo “a pagine aperte” per ospitare le vostre riflessioni e le vostre idee, senza preclusioni o censure. Non senza difficoltà ed ostacoli, perché le menti libere sono un problema per chi vorrebbe imbrigliarle tra le catene della propria propaganda.

Per questo, ragazzi del Liceo Grassi, vi voglio esortare: siate critici, siate liberi!

La libertà è una droga che vi mostra il mondo con occhi diversi, dopo averla provata non ne potrete più fare a meno!

 

Roberto Palermo

Presidente dell’Associazione “Farò del mio Peggio News”