"Anche le parole possono uccidere" è una meritevole campagna lanciata da 190 testate della Federazione italiana settimanali cattolici, con in testa Avvenire e Famiglia cristiana, e patrocinata da Camera e Senato. Il fine è stigmatizzare l'uso discriminatorio del linguaggio: «Uomini e donne in fuga dalle guerre bollati come "clandestini" - scrive nel suo lancio Avvenire - Onesti lavoratori guardati di traverso perché musulmani quindi "terroristi". O più semplicemente "negri". Etnìe emarginate da secoli come i rom, condannati in blocco come "ladri". Adolescenti che non corrispondono ai cliché estetici televisivi sbeffeggiati come "ciccioni". L'imbarbarimento della lingua comincia con la politica, rimbalza sui giornali, si diffonde come un virus tra la gente comune. E col sospetto crescono la paura, il disprezzo, la xenofobia». 
Peccato che, nell’iniziativa cattolica i discriminati siano solo alcuni dei "diversi. Silenzio su altri tipi di vittime ossia quelle il cui orientamento sessuale non è compatibile con la dottrina. Eppure, nello slogan pubblicitario si legge «Anche le parole possono uccidere. L'altro è come me». Forse dipende da quale «altro»? Non sono «altro» gli omoaffettivi, non sono «altro» le donne o i trans. Ma subiscono lo stesso tipo di violenza. Gli «altri», tutti gli «altri», meritano lo stesso rispetto e la stessa tutela. Tra le «parole che uccidono» non posso sceglierne solo alcune: "frocio", "culattone" e "mignotta" hanno la stessa violenta matrice di "sporco negro". Le cronache insegnano. (Cecilia M. Calamani, Cronache Laiche)

 

 

La formula dell'abiura fatta leggere a Galileo è conosciuta da pochi, vale la pena di riprodurla, soprattutto in un foglio di liberi pensatori.

 «Io, Galileo, figlio di Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell'età d'anni 70, inginocchiato avanti di voi, eminentissimi e reverendissimi Cardinali, avendo davanti gli occhi li sacrosanti Vangeli quali tocco con le mie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso e, con l'aiuto di Dio, crederò per I'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica et Apostolica Chiesa. Da questo santo Officio mi è stato intimato che dovessi abbandonare la falsa opinione che il Sole sia centro del mondo e che non si muova, e che la Terra non sia il centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce, né in iscritto la detta falsa dottrina; pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze vostre e d'ogni fedel Cristiano questo veemente sospetto che giustamente grava su di me, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et eresie, e giuro che per l'avvenire non dirò mai più, né asserirò in voce o in iscritto cose tali per le quali si possa aver di me un simile sospetto. E se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia, lo denuncerò a questo Santo Offizio ovvero all'Inquisitore o Ordinario del luogo dove mi troverò. Io, Galileo Galilei, ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obbligato come sopra e, in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiura e recitatala di parola in parola in Roma, nel Convento della Minerva addì 22 giugno 1633». 

“Questa formula anticipa tutte quelle analoghe che qualunque regime tirannico, attraverso i secoli, ha fatto pronunciare ai suoi nemici. Perché Galileo avvilì la sua dignità di scienziato? Tra le molte ragioni entra certamente che, 33 anni prima, a Roma, un altro "eretico", per essersi dimostrato troppo ostinato nelle sue idee era finito bruciato vivo. Argomento molto convincente” (Corrado Augias, Repubblica di venerdì 10 ottobre 2014).

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