La Redazione del FdMP si unisce con il pensiero e con la penna a tutti coloro che in questi giorni stanno urlando il loro Je suis Charlie nelle piazze, nei giornali, sul web, per ricordare Stephan Charbonnier, detto Charb, direttore della rivista Charlie Hebdo e i tre vignettisti Cabu, Tignous e Georges Wolinskii, vittime dell’ennesima affermazione fanatica e stupida della violenza religiosa. Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese dallo spirito ribelle e irriverente, politicamente scorretto e orgogliosamente libertario, scomodo per tutti i fondamentalismi, è stato colpito per la sua azione di critica in difesa delle libertà individuali, civili e collettive. L’attentato del 7 gennaio è solo l’ultima delle tante aggressioni che hanno cercato di spezzare le penne impertinenti di Charlie, dalle bombe molotov del novembre 2011 ai processi per vilipendio, intentati da chiese e religione varie. Anche il sito internet della rivista è stato bersaglio di attacchi informatici. Ma il settimanale ha continuato ad ironizzare su tutti, scontrandosi con le gerarchie religiose e il potere politico, prendendo di mira il Papa e Maometto, i fanatici del califfato (Isis) come i neofascisti nazionalisti, con l’unica arma dell'umorismo.

 

E ora? Cambierà qualcosa nel mondo della satira? I vignettisti si autocensureranno? «No, non succederà mai», ci rassicura Staino: «Le nostre molle sono la ricerca della verità, lo sberleffo dei fondamentalisti, il dubbio, l'antidogmatismo. Questi omicidi accresceranno la nostra voglia di contrastare l'oscurantismo» (l’Espresso.it). 

La libertà attira l'odio, ma Stephane Charbonnier, morto nell'attacco, era solito rispondere: «Siamo un Paese laico, non dobbiamo cedere alla minoranza che ci prende in ostaggio».

Le vignette crudeli sui simboli della chiesa cattolica e le provocazioni all’iconoclastia  del mondo islamico, possono non piacere o sembrare perfino volgari, ma non si possono limitare e non possiamo farne a meno. La satira è l’anima stessa della libertà, è compatibile solo con la democrazia, la sua risata folle è “l’antidoto in perizoma alla seriosa tristezza col burqa” di tutti i totalitarismi! Nulla è sacro per la satira, perché tutte le pretese di assolutezza di chiunque eserciti un potere, in cielo come in terra, devono avere un limite nell’idea di poter ridere di ogni cosa. In alternativa c’è solo l’imbuto dell’oscurantismo: «Se domani rinunciassimo a disegnare Maometto – spiegava Charb - gli integralisti griderebbero vittoria e si spingerebbero ancora più in là, magari impedendoci di disegnare altre cose e così via... se cediamo, alla fine, ci sarà soltanto una pagina bianca».

Nell’editoriale intitolato “Rire, bordel de dieu”, dell'ottobre del 2012, Charb impresse la propria irriverente  idea di libertà:


Dipingi un Maometto glorioso, e muori./ Disegna un Maometto divertente, e muori./ Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori./ Gira un film di merda su Maometto, e muori./ Resisti al terrorismo religioso, e muori. /Lecca il culo agli integralisti, e muori./ Prendi un oscurantista per un coglione, e muori./ Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c'è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.

E poi aggiungeva saggiamente: «Non dobbiamo cedere alla minoranza che ci prende in ostaggio, i fondamentalisti islamici sono solo una minoranza, che però riesce a far parlare di sé con il ricorso alla violenza, mentre gran parte dei musulmani se ne infischia delle nostre vignette».

L’attacco contro Charlie Hebdo, ci ricorda Gian Paolo Accardo, non è solo il più grave attentato commesso in Francia negli ultimi trent’anni, e il più grave commesso in Europa contro un giornale, ma è anche un regalo per l’estrema destra e gli ambienti antislamici, l’altro polo della santa alleanza che ha come bersaglio la libertà di stampa e, con essa, la democrazia. “In Francia vive la più importante comunità musulmana d’Europa (circa 5,5 milioni di persone su 63 milioni di abitanti), la laicità della repubblica fa fatica a imporsi nei quartieri popolari, e il Front national di Marine Le Pen, che ha già il vento in poppa, avrà gioco facile a cavalcare l’onda di indignazione che si sta sollevando”. (L’internazionale.it). I nostri Salvini e fascistini non saranno da meno.

In difesa della libertà di espressione, i giornali liberi di tutto il mondo dovrebbero uscire ogni giorno con le vignette tratte da Charlie Hebdo, per educare i fondamentalisti all’ironia e alla laicità, ma anche per aprirgli la mente ad un’idea un po’ più alta del divino, con  profeti e messia che non si offendono per delle vignette, non arrossiscono per i matrimoni gay, non si curano di preservativi e non guardano sotto le lenzuola altrui, hanno di meglio che preoccuparsi di gastronomia, sharie varie, genuflessioni, moda femminile, e, soprattutto, non hanno bisogno di due coglioni incappucciati a difenderli. 

I vignettisti ammazzati sono simboli di pluralismo e di laicità e sono una perdita personale, familiare, di tutti gli uomini liberi, non solo dei loro parenti di sangue. Noi siamo Charlie Hebdo

 

 

 

 

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