È nota la pratica di impiantare microchip sottopelle negli animali, ma non è escluso per l’uomo. Infatti, in Svezia, migliaia di persone si sono sottoposte all’impianto sottocutaneo di un microchip, che serve ad attivare una funzione quando questi sono scansionati, sostituendo la password.

La tecnologia ha portato in Wisconsin alla creazione di un circuito sottocutaneo usato in sistemi più complessi, come aprire la porta di casa. Molte persone, però, si sono sottratte a questa pratica, sostenendo sia invasivo il metodo di applicazione, costituito da una vera operazione chirurgica.

Alcuni studiosi hanno rilevato un legame tra questi dispositivi e il cancro negli animali da laboratorio. Cittadini statunitensi hanno manifestato il timore che alcune forme di criminalità, come la mafia, possano arrivare a tagliare le mani per impossessarsi dei microchip e scassinare le abitazioni.

Altra problematica che sorge dall’utilizzo di questo dispositivo è la negazione della privacy, perché potrebbero essere hackerati o, se integrati di gps, impiegati per sorvegliare chi li indossa. Eventualità grave specie sul posto di lavoro, perché in contrasto con l’articolo quattro dello Statuto dei Lavoratori, frutto di anni di lotte e scioperi da parte di questi ultimi, che hanno ottenuto il diritto di non essere controllati da parte del datore di lavoro.

Per contro, questa tecnologia potrebbe dare una svolta positiva se adottata in ambito sanitario, dando origine a impianti che saranno in grado di monitorare le funzioni vitali di un paziente in tempo reale. Risulterebbero utili anche per famiglie di persone affette da demenza, se volessero controllarle in caso di inaspettato allontanamento.

Quindi si giunge alla domanda che tutti si pongono: l’impianto di questi dispositivi è davvero necessario? 

Gli studiosi ritengono che sia fondamentale immetterli sul mercato per far sì che la tecnologia evolva e le persone si sentano più a loro agio con tali dispositivi impiantati. Nel quotidiano, un valido sostituto al microchip è l’impronta digitale che potrebbe fungere da password o essere usata in sistemi più complessi, così evitando di sottoporre le persone ad interventi chirurgici, anche se rimarrebbe il problema della tutela della privacy.

 

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