La “ buona scuola” di Renzi è stata presentata in una conferenza stampa nel settembre del 2014 dallo stesso presidente del consiglio. Le associazioni studentesche hanno subito sottolineato i rischi per il sistema scolastico italiano, un chiaro esempio emerge a proposito delle “finalità scolastiche”: la riforma è incentrata sui docenti e la loro carriera, trascurando completamente gli studenti ed i metodi di istruzione.

 

Altro neo di questa proposta è che in essa non si fa riferimento alla Costituzione italiana, in aggiunta al fatto che vengono spesso utilizzate parole proprie di un linguaggio aziendale. La riforma, inoltre, prevede finanziamenti per le scuole private da parte dello stato e detrazioni delle rette dalle tasse, cosa mai vista nelle riforme precedenti, senza invertire la politica di riduzione dei fondi per le scuole pubbliche.

Infine, la “buona scuola” progetta l’abolizione degli “scatti d’anzianità” (che ora premiano l’esperienza dei prof) ed il riconoscimento economico a solo due terzi dei docenti “meritevoli” (ma non è chiaro a chi spetti stabilire il presunto merito), instaurando così fra loro una “lotta” per l’avanzamento nella carriera, che si ripercuoterà negativamente sul clima a scuola e in classe. Chi sarà a fare le spese di prof stressati e in perenne conflitto? Noi e la qualità della nostra cultura. In poche parole la riforma non aumenta i fondi previsti per il sistema scolastico (l’assunzione degli insegnanti precari  e già nelle leggi europee) e rende la scuola una vera e propria azienda, con uno solo che comanda e tanti, studenti e docenti, che obbediscono. Una bella scuola di democrazia!

 

Christian Taruscia, 4H

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