In questo momento di crisi economica e quindi lavorativa i giovani sono sempre più disposti a rivolgere il proprio sguardo altrove, fuori dall’Italia, e ad immaginare la propria vita lontano da casa. Questo fenomeno, come molti eventi che accadono nella storia, ha dei precedenti; basti pensare ad esempio agli anni del dopoguerra quando uomini ma anche donne si trasferirono dal sud Italia al nord in cerca di lavoro.

 

Ciò avvenne perché nelle regioni in cui si trovavano la situazione economica era tutt’altro che rosea. Per questo motivo decisero di farsi coraggio, abbandonare la famiglia, gli amici, la loro terra d’origine  per avventurarsi in città sconosciute. Luoghi resi grigi dal fumo delle fabbriche, che da un lato offrivano opportunità di lavoro ma dall’altro rappresentavano un contesto sociale totalmente diverso con tradizioni, stili di vita e lingua molto diversi. Si parla di lingua perché non si deve dimenticare che in Italia durante le propria vita ci si muoveva poco dal posto nel quale si era nati e spesso capitava che ,ad esempio, un operaio proveniente dalla Calabria e uno piemontese non riuscissero a capirsi.

Detto questo si può fare un paragone con i tempi d’oggi. I ragazzi che si accingono a finire le scuole superiori o l’università sono davanti ad un bivio: restare o andarsene dall’Italia? Le ragioni che accompagnano sia una che l’altra risposta sono entrambe valide. Perché rimanere in un paese che non offre possibilità di lavoro, nel quale anche se si ha una laurea si viene pagati 600 euro al mese con contratti a breve termine e nel quale sembra un’utopia  poter creare progetti, di lavoro e di vita, che possano durare?. Bisogna anche pensare, però, che se le nuove generazioni decidono di andarsene non ci sarà nessuno che potrà portare avanti i settori nei quali siamo un’eccellenza a livello mondiale: l’artigianato, il cosiddetto Made in Italy, il cibo, la moda ma anche tutte quelle piccole imprese che sono presenti in modo capillare sul territorio. È comunque comprensibile il motivo che spinge molti ragazzi ad andarsene. La voglia di creare progetti di cui si è gli autori, nei quali ci si impegna a fondo affinché si realizzino spesso in Italia è ostacolata. La creatività, alcuni campi come l’arte e ciò che le sta intorno non vengono considerati “lavori”. Non si ritiene possibile poter “mangiare” grazie ad essa anche se siamo il paese al mondo con la maggiore concentrazione di opere e monumenti. Laurearsi in un ambito inerente all’arte è un rischio, importanti siti stanno andando a pezzi e vengono lasciati a sé, mentre ad esempio a Londra si può visitare un museo senza pagare il biglietto e ciò avviene non per una speciale ricorrenza ma perché l’organizzazione è tale che il libero e gratuito accesso alla cultura è considerato una normalità.

Volgendo lo sguardo all’estero si scelgono prevalentemente paesi virtuosi come l’Inghilterra, la Germania, gli Stati Uniti ma anche Australia. Le mete più “scelte” sono Londra, Berlino, New York, Perth. Il motivo è semplice: sono città molto attive, con innumerevoli offerte di lavoro, ricche di eventi, mostre, concerti, in poche parole offrono ciò che le giovani generazioni cercano. Pay attention:  si deve  ricordare che c’è anche un’altra faccia della medaglia ossia che se si vuole scegliere questa strada bisogna essere persone mature, indipendenti, con voglia di fare, aperte a nuove culture, tradizioni, cibi e, ovviamente, ben disposti ad imparare nuove lingue perché senza di esse non si può andare lontano. 

 

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