Oggi vi voglio raccontare una storia. Non è una storia felice o allegra, affatto. Questa è la storia di Lorenzo. Lorenzo ha da poco raggiunto la maggiore età e, da sei anni (o forse di più), un piccolo animaletto abita nel suo cervello. Questa bestia è avvinghiata con tutte le forze a un'arteria della materia grigia di Lorenzo, quindi non si potrebbe togliere chirurgicamente, il mostro è in una posizione per la quale, se si ingrossasse troppo, potrebbe uccidere il povero ragazzo, quindi tutte le altre cure possibili sono da escludere.

Lorenzo sa che i sintomi che già accusa da tempo, provocati dall'animaletto, aumenteranno con il passare degli anni. Anni... quanti ne rimangono al ragazzo? Cinque, i suoi anni di vita vanno dai cinque ai venti, Lorenzo non si dà per vinto, lui aspetta con ansia la cura, che sa che arriverà, o almeno ci spera. Intanto si occupa di studiare per la maturità che tanto lo angoscia.

 

Lorenzo è timido e ha paura di dire ai suoi amici che nella sua testa non c'è solo lui, ma anche quella bestia.

Una bestia che lo uccide lentamente, anno dopo anno.

Questo mostro alcuni lo chiamano tumore, altri cancro, altri ancora hanno paura anche solo del nome e lo chiamano “un brutto male”, a Lorenzo non importa e lo chiama “trauma” come se fosse solo una brutta botta in testa. 

Sapete una cosa? Io stimo Lorenzo.

Lo stimo perché nel suo gruppo di amici essi parlano e si disperano per dei problemi, ben meno gravi dei suoi, e lui li aiuta, li consola, li ascolta (io al suo posto avrei già mandato tutti al diavolo).

Lo stimo perché ha coraggio e molto altro.

Lo stimo perché non dice “che mi frega? Tanto presto morirò” ma va avanti, con la sua vita.

Lo stimo perché lui non ha mai mollato, mi ha insegnato che c'è sempre qualcuno che sta peggio di noi ma che vive normalmente.

Lo stimo perché è diventato il mio eroe.