Durante il conflitto tra la Russia e l’Ucraina, i dirigenti dell’Unione Europea si sono espressi molte volte sulla guerra, su quanto sia brutta e come la pace sia la cosa necessaria, però, dopo aver parlato così tanto di pace non hanno mai lavorato per la pace, cercando di organizzare incontri tra le due parti, anzi hanno continuato a spendere soldi e risorse per alimentare la guerra e per potenziare i propri eserciti. Un esempio molto concreto è il progetto ReArm Europe, presentato il 4 marzo in tutta fretta dalla Commissione Europea, in particolare dalla presidente Ursula von der Leyen, che vuole preparsi alla guerra con la Russia entro il 2030. Ma anche di recente (9 maggio), guidati dal leader ucraino Zelensky, i dirigenti dell’UE si sono riuniti con il gruppo dei “volenterosi” (Polonia, Francia, Inghilterra, Germania) per parlare di pace, certo, ma non con la Russia e prolungando di fatto il conflitto.
Il riarmo, la minaccia di nuove sanzioni, pretendere di imporre alla Russia una tregua di 30 giorni senza, però, rinunciare a riempire di armi e mercenari l’Ucraina, non sono le iniziative migliori che si potessero prendere, in considerazione del fatto che “spegnere un incendio con il petrolio” non è una grande soluzione. Si è parlato anche del fatto che l’Europa debba investire più denaro nella difesa per stare al passo con la Russia, nonostante negli ultimi anni i paesi dell’UE abbiano investito sempre di più nel campo militare (nel 2024 la spesa militare europea ha superato del 48% quella Russa). Inoltre molti paesi europei come l’Italia, facevano già molta fatica prima a spendere l’1,5% del PIL nella difesa e ora non hanno ancora le risorse necessarie per far aumentare drasticamente il loro debito.
Già nel Gennaio di quest’anno, l’UE, ed in particolare la rappresentante della politica estera Kaja Kallas, ha detto che era necessario dare la precedenza alle spese per armare i propri paesi in modo da essere preparati ad un ipotetico attacco da parte della Russia, nonostante Putin e la logica escludano l’invasione dell’Europa: la Russia non ci guadagnerebbe molto, vista la fatica che ha dovuto fare per prendersi 1/5 dell’Ucraina, mentre le risorse necessarie per completare un’impresa del genere sarebbero troppo grandi; l’Unione Europea ha sempre investito molti più soldi nel campo militare rispetto alla Russia; ha un PIL gigantesco rispetto alla controparte; gli abitanti dell’UE sono 450 milioni contro i 140 della Russia e quest’ultima non ha bisogno di ulteriori territori perché è già il paese più esteso al mondo; esiste ancora la Nato e l’ombrello nucleare americano.
Un altro esempio della politica bellicista dell’UE è il fatto che dopo aver parlato tanto di pace e accordi, l’Unione Europea dice ancora di voler far terminare il conflitto con la “piena vittoria militare dell’Ucraina”. Una affermazione molto ambiziosa se si vanno a guardare le situazioni del paese e tutte le perdite che ci sono state durante il conflitto. Per di più l’UE e la NATO hanno continuato a inviare solamente armi, e non truppe, all’esercito di Zelensky. Ciò è un po’ contraddittorio se si pensa che l’esercito ha subito innumerevoli perdite e per vincere veramente la guerra avrebbe bisogno di un maggior numero di soldati.
Boris Johnson e gli Stati Uniti di Biden, inoltre, hanno fatto saltare nel 2022 gli accordi di Istanbul che avrebbero potuto porre fine alla guerra russo-ucraina. Johnson e gli USA hanno incitato l’Ucraina a continuare il conflitto, rendendo molto più pesanti le condizioni a cui sarebbe stato sottoposto il popolo ucraino. Dopo questa occasione mancata, UE e NATO pensavano di poter vincere la guerra deformando la realtà dei fatti con le loro parole, inventandosi un lato buono e uno cattivo e paragonando Putin a Hitler. Di conseguenza l’UE non è stata invitata alle negoziazioni tra Putin e Trump per non rischiare che sabotasse anche questi accordi a seguito della reputazione che si è creata da sola.
Alla fine gli unici concetti chiari dei discorsi dei dirigenti dell’UE sono la guerra e le armi, sia che si parli contro o a favore della fine pacifica della guerra, perché anche nei discorsi che dovrebbero basarsi sul terminare il conflitto con accordi, viene fuori che bisogna comunque pensare ad aumentare la forza degli eserciti, cosa che potrebbe apparire leggermente contraddittoria.

