In December 2024, the Syrian regime suddenly fell in the face of the advance of Islamist forces and its Turkish allies. While the future of the country is still uncertain, the 54-year rule of the Assad dynasty ended, opening a new phase for the country. The images of the liberation of thousands of political detainees from Sednaya and other prisons, and those of the squares of different cities filled with people celebrating, suggest that a new beginning is possible.
In this context, the role of mass media and freedom of expression will undoubtedly play a major role as the country needs to rebuild its institutions and re-emerge from the destruction of a decade of war and years of corruption and repression. While international journalists have access to the country again, Syrian journalists will have the crucial task to rebuild a new media sector that is in line with the new political course of the country.
But Syrian journalism is not at a ground zero. After 2011, a number of independent media emerged and managed to grow into credible and professional media organizations, even if they were forced to move into exile during the war. Now that the regime has fallen, many of these initiatives are planning to go back and are designing strategies to adapt to the new situation.
What is the future of the Syrian media environment? Is this really the end of the “kingdom of silence”, with a country that can finally enjoy freedom of expression? What will the legal and political framework of the media field look like? And how are Syrian independent media positioning themselves in this context?
The panel intends to discuss the current developments of the new Syrian journalism with representatives of some of the most relevant independent platforms that were born after the uprising, survived the war, and are now dealing with the possibility of a democratic transition.
Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia 2025 (9-13 Aprile 2025)
Nella giornata del 10 aprile, nella Sala dei Notari del Palazzo dei Priori a Perugia, era presente la sottoscritta, con alcuni compagni di classe, ed alcuni professori, in rappresentanza del Liceo scientifico Orazio grassi di Savona. L’evento, “A new season for journalism in Syria”, è stato davvero interessante perché abbiamo avuto l’occasione di ascoltare le testimonianze di operatori della stampa siriana in veste di relatori.
Per la Siria si tratta di un momento storico davvero particolare. Il regime di Assad è crollato, dopo 54 anni, nel dicembre 2024, per l’avanzata delle forze islamiche e dei loro alleati turchi.
I giornalisti internazionali, in esilio e spesso nell’anonimato, hanno di nuovo accesso al Paese ed avranno un ruolo cruciale nella ricostruzione, sociale e mediatica. Queste sono le testimonianze dei giornalisti che dopo anni di esilio ed utilizzo di mezzi di comunicazione alternativi alla carta stampata, possono improvvisamente, e finalmente, tornare in Siria a svolgere il loro lavoro. I giornalisti sono consapevoli dei rischi da affrontare al rientro, con pseudonimi ed altri accorgimenti per poter lavorare in sicurezza, ma emozionati e pronti al loro compito; anche se, inizialmente, con mezzi di fortuna e con tutte le problematiche della stampa indipendente, scollegata dai poteri politici forti. Inoltre, l’aria che tira a Damasco è quella delle varie regioni siriane, in cui regna la frammentazione e permangono zone di guerra. La situazione politica e finanziaria, inoltre, è molto complicata.
L’incontro vede un susseguirsi di testimonianza di addetti ai lavori, alcuni tra gli esponenti più rappresentativi del mondo giornalistico in Siria, con la presentazione e l’introduzione di Enrico de Angelis di Untold Stories:
- Lina al Hafez, regista, giornalista e ricercatrice, il cui lavoro di ricerca e inchiesta si è concentrato sulle questioni ambientali e sanitarie.
- Loujein Haj Youssef, professionista dei media con esperienza come giornalista, caporedattore, formatore e sostenitrice dell’equità di genere, editore di Radio Rozana.
- Kholoud Helmi, co-fondatore e membro del consiglio di amministrazione del quotidiano Enab Baladi, fondato nel 2011, sostenitrice dell’equità di genere.
- Siruan Hossein, giornalista, fondatore e direttore di Radio Arta, un’emittente radiofonica indipendente in Rojava, Siria, che produce contenuti in diverse lingue locali (curdo, arabo, siriano e armeno).
- Yassin Swehat, giornalista, co-fondatore e membro del comitato editoriale Al-Jimhuriya Collective.
I giornalisti raccontano come hanno vissuto la caduta del regime: stavano seguendo le notizie e controllando le fonti di informazione, che parlavano della fuga di Bashar Assad, e dei soldati che deponevano le armi. Fu un momento indimenticabile, ma tutti loro non possono fare a meno di ricordare anche tutte le persone che avevano perso la vita in Siria in questi anni, e di quante ancora fossero state rapite dall’Isis, o scomparse. Ricordano tutti i giornalisti siriani che hanno lottato per la libertà di informazione, e molti hanno perso la vita proprio per voler affermare questi valori. Un giornalista racconta, ad esempio, di aver dovuto aspettare per vedere Damasco ben 34 anni.
La frammentazione politica, sociale e religiosa rende oggi la Siria un territorio molto complicato. Ed i giornalisti vivono questo momento con grande difficoltà, si stanno riorganizzando, possono pensare di uscire lentamente dall’anonimato, incontrarsi di persona, confrontarsi tra loro e con la popolazione. Anche se, nella situazione politica attuale, essere un giornalista indipendente non è facile, anche per la difficoltà di utilizzare i mass media su vasta scala: mancano i mezzi, le risorse per avere visibilità, e resta un clima di insicurezza ed incertezza.
Se da un lato i giornalisti hanno un ruolo cruciale nella ricostruzione, dall’altro lato, per poter lavorare serenamente, necessitano di una stabilità politica che è ancora lontana. Gli organi di stampa sono ancora controllati dalle forze politiche, ed il giornalismo indipendentemente deve organizzarsi con mezzi di fortuna. Lentamente i media indipendenti stanno acquistando la fiducia della gente, perché combattono la disinformazione dilangante, e sono un riferimento per la credibilità dei media.
E la credibilità del giornalisti è fondamentale nella ricostruzione, e nella sfera pubblica di un Paese: lavorare senza pseudonimi, e su una piattaforma pubblica, potrebbe cambiare le cose. Purtroppo, la situazione attuale è molto complicata, Facebook è stato per anni l’unica piattaforma su larga scala accessibile per molti giornalisti, ma anche in questo caso, non totalmente sicura per i giornalisti e con possibilità di controllo.
In conclusione, la situazione del giornalismo in Siria è molto complicata, e anche se il regime è caduto, una vera libertà di informazione è ancora lontana: sia dal punto di vista ideologico, per la situazione politica e religiosa, sia dal punto di vista pratico, perché nulla, in questo momento storico, tutela la sicurezza dei giornalisti, né sostiene la loro attività o cura la diffusione della notizie in modo organico e capillare. Ma, nonostante ciò, i giornalisti siriani vogliono tornare a fare informazione alla luce del sole, e faranno di tutto per poterlo fare.

