In Cisgiordania e in tutto il mondo cresce il dibattito sulle politiche israeliane nei territori palestinesi occupati. Diverse organizzazioni per i diritti umani e alcuni esperti parlano di apartheid, definendolo un crimine contro l’umanità secondo il diritto internazionale. Uno degli elementi più citati nei rapporti è la presenza di due regimi legali distinti che operano nello stesso spazio geografico. I coloni israeliani in Cisgiordania sono soggetti al diritto civile israeliano, mentre i palestinesi vivono sotto un sistema di legge militare. Questa differenza si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana: libertà di movimento, accesso alla giustizia, possibilità di costruire abitazioni, diritti politici. I palestinesi affrontano forti limitazioni agli spostamenti, dovute a checkpoint, permessi e al muro di segregazione che fisicamente li circonda. Allo stesso tempo, le colonie israeliane continuano ad espandersi illegalmente, con infrastrutture e risorse spesso sottratte alla popolazione palestinese.
Secondo il diritto internazionale, l’apartheid consiste in un sistema di dominio e discriminazione sistematica di un gruppo su un altro. È su questa base che vengono mosse le accuse. Le autorità israeliane affermano che le misure adottate in Cisgiordania sono dettate da esigenze di sicurezza, in un contesto di conflitto ancora irrisolto, sorvolando sul fatto che quel territorio è stato invaso, preso con la forza e sottratto ai palestinesi.
In assenza di un processo di pace credibile e di una soluzione politica condivisa, la Cisgiordania resta il simbolo di un conflitto in cui il diritto internazionale, viene fortemente messo alla prova. Mentre la comunità internazionale discute sulle definizioni e sulle responsabilità, in Cisgiordania milioni di palestinesi continuano a vivere sotto restrizioni che incidono su ogni aspetto della vita quotidiana, dall’accesso al lavoro alla libertà di movimento, in un contesto di disuguaglianze sempre più evidenti e disastrose. Un crimine contro l’Umanità!

