Last year, the world watched in horror as Dominique Pelicot and 50 other men were tried in a case involving the repeated sexual assault of his then-wife, Gisele Pelicot, over the span of a decade.
Will this horrific and historically important case change societal attitudes towards sexual violence and help “shame change sides?” Did media coverage of the trial perpetuate stereotypes such as the British newspaper headline describing Gisele Pelicot’s decision to go public as “revenge?” And can media challenge and rewire deeply-held biases when it comes to sexual assault and, most importantly, the way we view survivors?
This panel of experts will examine these questions both in the context of the Pelicot trial and broader global issues of misogyny, sexual harassment, and violence to women. In a conversation curated by Annette Young, the host and creator of France 24’s The 51 Percent will be Sandrine Josso, a French MP and co-founder of ‘Don’t Put Me to Sleep,’; a French NGO campaigning for tougher laws on drug-facilitated sexual assault (she herself was a victim of such sexual assault); Virginie Herz, managing editor, France 24 reporters; and Megan Clement, the editor of Impact, a bilingual newsletter of feminist journalism.
Il 10 aprile, ho avuto l’opportunità di partecipare a un incontro intitolato “What we can learn from the media’s treatment of Gisele Pelicot?”, tenutosi presso l’auditorium di San Francesco al Prato a Perugia, nell’ambito del Festival Internazionale del giornalismo, un evento rilevante per il panorama informativo italiano e internazionale.
Ma chi è Gisele Pelicot? E perché negli ultimi mesi del 2024 si è parlato tanto di questa donna?
Gisele Pelicot è stata vittima di abusi sessuali per anni da parte del marito, Dominique Pelicot, che la drogava e la violentava ripetutamente tra il 2011 e il 2020. Senza il consenso della moglie, Dominique invitava altri uomini a partecipare agli abusi mentre lei era incosciente, si parla all’incirca di 80 uomini che hanno stuprato Gisele, nonostante ciò 30 sono stati assolti per mancanza di prove. Nel settembre 2024, è iniziato il processo contro Dominique e altri 50 uomini accusati di stupro. Gisele ha richiesto che il processo fosse reso noto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza sessuale e incoraggiare altre vittime a parlare. Poi Dominique è stato condannato a vent’anni di carcere, mentre gli altri imputati hanno ricevuto pene minori.
Durante questo incontro ci sono state varie domande tra le donne lì presenti, una di queste è stata: qual è stato l’effetto del caso Pelicot sulla società francese?
L’effetto del caso è stato evidente, perché ha portato alla discussione di una nuova legge sullo stupro, incentrata sulla sua definizione e sul consenso. L’effetto è stato quindi rilevante almeno sul piano politico.
Cosa hanno fatto i media per raccontare il fatto? Per quanto riguarda la copertura mediatica, inizialmente il caso è stato sottovalutato in Francia: solo quando la stampa internazionale ha iniziato a occuparsene, i media francesi hanno cominciato ad agire. È importante sottolineare che, nel 2024, all’inizio del processo, i media erano piuttosto riluttanti a raccontare questa vicenda, forse perché non la consideravano una priorità o perché mancavano le risorse necessarie. La svolta è arrivata quando centinaia di donne -giornaliste, capo redattrici o semplici cittadine – hanno iniziato a fare pressione affinché si parlasse del caso, facendo capire che i media rischiavano di perdere credibilità e contatto con una realtà sociale sempre più consapevole. Così, la copertura è aumentata. Un altro elemento determinante è stata la stessa Gisele Pelicot che ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media mondiali.
Durante il corso di questo evento si è parlato anche del movimento femminista contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, chiamato “Me too”, che, a differenza di quanto accaduto in Inghilterra, non ha avuto la stessa risonanza in Francia. Ma a seguito della vicenda Pelicot, le cose iniziano a cambiare. Prende poi la parola Virginie Herz, la quale afferma che la Francia è considerata un paese progressista in termini di diritti delle donne. Ciò nonostante, la realtà mostra che la misoginia e gli atteggiamenti sessisti sono ancora radicati nella società francese, sebbene le cose stiano lentamente cambiando. Megan Clement, dal canto suo, osserva che ciò che ha colpito di più è stata la normalità con cui questi uomini si comportavano durante la vita quotidiana. Come dice Annette, la quale ha partecipato a uno di questi processi, alcuni di loro avevano delle maschere in faccia per non farsi riconoscere, ad altri invece non importava proprio di essere visti e riconosciuti come stupratori. Vivevano nelle loro comunità, in un villaggio della Provenza, molti di loro erano semplicemente considerati uomini comuni. Ma quando la verità è venuta a galla, tutta questa finta realtà è andata in frantumi.
Una delle parti, secondo me, più interessanti è stato il dibattito tra le femministe sull’inserimento del consenso nelle leggi francesi sullo stupro. Anche se può sembrare strano, il tema è complesso: si discute se un atto sessuale, in assenza di consenso esplicito, posso essere considerato stupro. Molti casi di violenza sessuale derivano dalla mancanza di consenso. Macron ha sostenuto che la sua campagna a favore dei diritti delle donne lo ha portato alle sue presidenze, ma i risultati concreti sono stati limitati. Il settore dei diritti delle donne in Francia è sottofinanziato. Basti pensare che, rispetto a paesi come la Spagna, che ha stanziato otto miliardi di euro per la lotta alla violenza di genere, la Francia ha investito molto meno. Ciò fa pensare che il movimento femminista francese stia lottando con gli scarti di un sistema che non gli dà la giusta priorità. La vera domanda è: inserire il consenso esplicito nella legge farà davvero la differenza? Alcuni temono che potrebbe generare nuovi rischi, mettendo le vittime in situazioni difficili. Tuttavia, esempi come quello della Svezia dimostrano che si possono scrivere leggi più chiare, che non spostino la responsabilità sulla vittima, ma sull’aggressore. C’è anche chi teme che la discussione sul consenso porti una divisione tra le femministe stesse. Virginie Herz ha detto di essere rimasta colpita dalle critiche di quest’ultime alla nuova legge, considerata da alcune addirittura dannosa. Altri argomenti sottolineano che il vero punto è il rafforzamento della polizia, la preparazione dei giudici, e soprattutto maggiori investimenti nel settore. Fino al caso Pelicot, nei casi di stupro portati in tribunale, se non c’era una chiara resistenza da parte della vittima, non si poteva dimostrare che si trattasse effettivamente di uno stupro. Senza una reazione evidente, mancava una prova concreta. Tuttavia, oggi sappiamo che esiste un fenomeno chiamato dissociazione: si stima infatti che circa il 70% delle vittime di violenza sessuale non riesca a reagire, perché rimane “tetanizzato”. Durante il processo, molti degli uomini entrati nella casa di Dominique Pelicot hanno dichiarato di non sapere di violentare Gisele. Sostenevano che anche se lei non aveva espresso il suo consenso, lo aveva fatto il marito. Ma il consenso deve provenire dalla persona coinvolta direttamente, non da chi le sta accanto. Questo rappresenta un cambiamento cruciale nella legge: ora si riconosce che il consenso deve essere chiaro, e che l’assenza di reazione non equivale ad assenso.
Quindi il caso Pelicot è stato portato avanti da chi ha voluto dare voce a una realtà troppo spesso ignorata. Rimane il fatto che in generale, questi casi, ricevono attenzione raramente. Se le vittime non sono famose, allora la visibilità tende a calare, soprattutto da parte del pubblico maschile, che spesso non percepisce la gravità del problema finché non lo riguarda da vicino.
Per concludere, questo dibattito mi ha coinvolto e mi ha spinta ad approfondire ulteriormente l’argomento. Purtroppo, si tratta di tematiche sempre più frequenti nella società contemporanea, non solo in Francia ma in tutto il mondo. Credo sia fondamentale continuare a parlarne per sviluppare maggiore consapevolezza su questioni così gravi e attuali. Inoltre, è necessario prevenire altri casi educando e sensibilizzando attraverso diversi canali quali la scuola, con la rieducazione per chi è autore di violenza e attraverso i messaggi dei media, affinché gli esseri umani siano “educati” al rispetto, cosa non scontata.

