E GUERRA SARA’ ?

“Mala tempora currunt, sed peiora parantur”. Così Cicerone aveva preparato il popolo romano alla fine della Repubblica.
Perchè armarsi? Qual è il senso profondo del ReArm Europe recentemente lanciato dall’ Unione Europea? Perchè il Ministero della Difesa francese distribuirà entro l’estate un manuale di sopravvivenza in caso di guerra?
In coerenza con quanto affermato a gennaio dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, “Non siamo in guerra, ma nemmeno in pace”, oggi, a marzo 2025, l’Unione Europea ha avviato una serie di iniziative per rafforzare le proprie capacità militari, tra cui il piano ReArm Europe, che prevede investimenti fino a 860 miliardi di euro nel settore della difesa (aumento della produzione di armi e munizioni, coordinamento dei settori della difesa, realizzazione di un’ Europa più autonoma, sicurezza, sostegno all’ Ucraina)
L’Unione Europea, nata entro il contesto della Guerra Fredda, era riuscita in circa 50 anni di storia a ritagliarsi un preciso ruolo politico basato su alcuni obiettivi fondanti tra cui, non a caso per primo, “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli” (art. 3 Trattato di Lisbona); oggi questo ruolo viene messo in discussione dal contesto internazionale fortemente instabile: aggressione russa in Ucraina, incertezze sulla continuità dell’impegno statunitense nella NATO e instabilità geopolitica in Medio Oriente. Trump e Putin vinceranno, l’Ucraina perderà e “il conto lo paga l’Europa” (Labini, Il Fatto Quotidiano, 20 Febbraio 2025)
La soluzione per l’Europa allora è il riarmo, ma il fatto di spendere così tanto denaro per armarsi aumenterà in modo esponenziale il rischio di un conflitto, infatti le possibilità di un accordo pacifico potranno solo diminuire. E diminuiranno, almeno per tre ordini differenti di motivazioni.
In primo luogo, se l’Europa investirà così tanto denaro per produrre armi, munizioni, droni, per coordinare le Difese dei vari paesi, questo potrà solo provocare una reazione speculare nelle nazioni rivali, prime fra tutte la Russia che leggerà in questo riarmo europeo una minaccia diretta: se l’Ucraina armata era un pericolo, quanto lo sarà un intero continente alle porte di casa? In seguito alle sanzioni economiche imposte da Bruxelles a Mosca, la Russia ha già reagito intensificando la spesa militare: cosa farebbe davanti ad un riarmo dell’ UE?
Questa settimana il Financial Times ha pubblicato un articolo, in cui indica come Mosca guardi con preoccupazione al riarmo europeo e afferma che tali piani sarebbero considerati come provocazioni dirette e da lì sarebbe un’ escalation estremamente pericolosa.
In secondo luogo, investire nella difesa comprometterebbe i bilanci interni degli stati membri, già precari e fortemente indebitati, l’ impatto sulle finanze pubbliche sarebbe significativo, per non parlare di sanità, istruzione, welfare. In Europa mancano 300.000 soldati, 1.400 carri armati e 700 pezzi di artiglieria. Secondo Bruegel, servirebbe un aumento della spesa per la difesa fino al 3,5% del PIL europeo, pari a circa 250 miliardi di euro annui, pertanto paesi con un elevato debito come Italia, Spagna e Grecia potrebbero ricadere in una pesante crisi economica.
Oltre al debito, c’è il rischio di ridurre gli investimenti in settori chiave. Secondo il “Financial Times”, un aumento della spesa per la difesa potrebbe comportare una riduzione del 10-15% dei fondi destinati ai servizi essenziali nei prossimi dieci anni, con effetti su sanità, infrastrutture e servizi sociali. Questo scenario potrebbe aggravare le disuguaglianze e alimentare il malcontento, minando la stabilità interna dell’UE e incrementando la conflittualità interna sostenuta dai movimenti nazionalisti
Infine, ma non ultimo, a patto che tale strategia si riesca a realizzare, sarà efficace? Attualmente le forze armate europee sono frammentate in 29 eserciti nazionali distinti, non equivalenti nè per modalità nè per potenza e con sistemi di comando separati. La mancanza di un coordinamento centralizzato rischia di rendere inefficace qualsiasi aumento della spesa militare, trasformandolo in uno spreco di risorse piuttosto che in un reale rafforzamento della sicurezza europea. Insomma, in Europa manca una vera politica estera comune, e realizzarla in tempi brevi non sarà semplice, viste anche le numerose resistenze dei singoli Stati a cedere il controllo sulle proprie forze armate.
In conclusione, il piano ReArm Europe, pur concepito per rafforzare la sicurezza del continente, solleva numerosi interrogativi circa la sua efficacia e le conseguenze a lungo termine. Le divergenze nazionali, i costi elevati e il rischio di innescare una corsa agli armamenti mettono in luce le insidie di una strategia che mette a repentaglio la cooperazione, la diplomazia e soprattutto la pace.
Ha senso ripartire da un programma che mina i fondamenti stessi dell’organismo che voglio difendere?

