Gli eroici ministri italiani giocano a Risiko, intrattenendo e divertendo con “sparate” (fantozziane o mussoliniane?) un pubblico che viene ogni giorno invitato a fare il tifo per la guerra.  

Del resto, la chiave del successo della propaganda renziana consiste nel suo aspetto ludico, nella sua capacità di creare intrattenimento e divertimento. Persino la guerra all'ISIS sta diventando una kermesse bellicistica allestita dal fiero condottiero Renzi. E lo spasso per l'opinione pubblica continuerà, almeno fino a quando non tornerà il servizio militare obbligatorio, con il conseguente “armiamoci e partite”, tipico di tutti i leader. Per fortuna, navigando e non bombardando, pensando e non tifando, possiamo renderci conto delle “perle di coerenza” dei politici che ci indicano la direzione. Ecco alcuni esempi (fonte Newscomidad):

 

La presenza dello Stato Vaticano sul suolo italiano ha sempre portato ad un condizionamento della politica statale, nonostante si tratti sulla carta di una istituzione laica. Questa influenza si ritrova anche nel sistema scolastico sotto diverse forme come la presenza dei crocifissi nelle aule di molte scuole (non il nostro Liceo, per fortuna), e l’inserimento di un’ora settimanale dedicata all’insegnamento della religione cattolica. 

Fin dalle scuole medie mi sono sempre interrogato sulla correttezza e sul senso di un’ora di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) e adesso, quasi arrivato alla fine del mio percorso scolastico al Liceo Scientifico, posso fermamente affermare che essa sia la rappresentazione perfetta dell’ipocrisia del nostro Stato.

 

Un’inchiesta rigorosa di "Report", la trasmissione di indagine giornalistica di RAI 3, ci spiega che all’estero, e soprattutto nei mitici USA, i detenuti sono felici, lavorano,  acquisendo competenze che saranno utili per il loro reinserimento sociale, ristrutturano e abbelliscono le loro prigioni, addirittura, i loro prodotti sono così apprezzati che, quando escono, le aziende fanno a gara per assumerli. Inoltre, nei mitici Usa, i detenuti non costerebbero nulla allo Stato, in quanto il sistema carcerario è basato sulla privatizzazione degli istituti di pena, mentre in Italia pesano sul contribuente (4000 euro al mese per ogni “ospite”). Questa situazione idilliaca, troppo bella per essere vera, si scontra, però, con dati oggettivi che evidenziano il fallimento del modello americano: negli USA le carceri ospitano l’uno per cento della popolazione, vale a dire due milioni e trecentomila individui, una cifra spaventosa! Altro che reinserimento sociale! Nella tanto vituperata Italia la popolazione carceraria resta intorno all’uno per mille, un dato comunque allarmante.

 

 

L'assistenza fornita all'ISIS dalla Nato era stata annunciata trionfalmente, appena tre anni fa, con dovizia di particolari dal giornale britannico "Daily Star" (2012): truppe speciali del SAS e agenti segreti del MI6 avevano allestito campi sul confine siriano per accogliere "ribelli" in fuga dalla Siria. In tal modo la presenza di truppe e servizi segreti NATO sul territorio siriano, nota da tempo, era ufficialmente riconosciuta, e persino celebrata. Che l'agenzia di mercenari statunitense Blackwater fosse stata incaricata dagli USA di addestrare i ribelli islamisti anti-Assad, in campi al confine con la Turchia, era stato riportato dalla stampa turca e da alcuni giornali occidentali. (3) Altro dato riferito dalla stampa, ma poi caduto nel dimenticatoio, riguarda i trasferimenti di armi della CIA ai "ribelli" siriani. (4) A proposito di coerenza e lucidità mentale nella lotta al terrorismo.

 

 

"Anche le parole possono uccidere" è una meritevole campagna lanciata da 190 testate della Federazione italiana settimanali cattolici, con in testa Avvenire e Famiglia cristiana, e patrocinata da Camera e Senato. Il fine è stigmatizzare l'uso discriminatorio del linguaggio: «Uomini e donne in fuga dalle guerre bollati come "clandestini" - scrive nel suo lancio Avvenire - Onesti lavoratori guardati di traverso perché musulmani quindi "terroristi". O più semplicemente "negri". Etnìe emarginate da secoli come i rom, condannati in blocco come "ladri". Adolescenti che non corrispondono ai cliché estetici televisivi sbeffeggiati come "ciccioni". L'imbarbarimento della lingua comincia con la politica, rimbalza sui giornali, si diffonde come un virus tra la gente comune. E col sospetto crescono la paura, il disprezzo, la xenofobia». 
Peccato che, nell’iniziativa cattolica i discriminati siano solo alcuni dei "diversi. Silenzio su altri tipi di vittime ossia quelle il cui orientamento sessuale non è compatibile con la dottrina. Eppure, nello slogan pubblicitario si legge «Anche le parole possono uccidere. L'altro è come me». Forse dipende da quale «altro»? Non sono «altro» gli omoaffettivi, non sono «altro» le donne o i trans. Ma subiscono lo stesso tipo di violenza. Gli «altri», tutti gli «altri», meritano lo stesso rispetto e la stessa tutela. Tra le «parole che uccidono» non posso sceglierne solo alcune: "frocio", "culattone" e "mignotta" hanno la stessa violenta matrice di "sporco negro". Le cronache insegnano. (Cecilia M. Calamani, Cronache Laiche)

 

Nel Natale del 1600 venne legalizzata in Inghilterra una società di pirati, divenuta talmente ricca da potersi comprare la rispettabilità. Quella società assunse la forma di società per azioni e prese il nome ufficiale di “Compagnia delle Indie Orientali”. Considerata la prima corporation, l'antenata delle attuali multinazionali, la Compagnia delle Indie nel corso dell'800 si arricchì ulteriormente con il traffico di oppio, ma l'imprinting della Compagnia era costituito dalla pirateria. Una volta legalizzata, la Compagnia delle Indie si assunse la sacra missione di "proteggere" il commercio navale dalla pirateria, estorcendo in cambio privilegi commerciali e politici ai Paesi "protetti". In realtà la Compagnia delle Indie era la prima organizzatrice della pirateria da cui poi "proteggeva" le vittime della pirateria stessa. L'espressione "false flag" in origine si riferiva appunto alla pirateria sotto falsa bandiera. A proposito di bandiere, quella della Compagnia delle Indie era a strisce orizzontali, e divenne poi il modello della bandiera americana. L'emulazione/competizione nei confronti della Compagnia delle Indie fu infatti uno dei fattori principali dell'indipendenza americana.

Alla stessa Compagnia delle Indie toccò di subire un attentato "false flag" da parte dei suoi discepoli americani. Nel 1773 un gruppo di coloni americani in rivolta, travestiti da indiani Mohawk, irruppe nel porto di Boston su una nave della Compagnia e gettò in mare il carico di tè. Fu il famoso "Boston Tea Party".

(https://flagspot.net/flags/gb-eic2.html ;  http://www.bostonteapartyship.com/the-tea-act)

 

 

Dal giugno del 2008 “Vita di Donna Onlus” ha istituito un servizio denominato "SOS Pillola del giorno dopo". L'obiettivo era ed è tuttora quello di soccorrere le donne in difficoltà con la prescrizione della contraccezione di emergenza. Da allora sono migliaia le coppie che, dopo un rifiuto della ricetta da parte del medico o della struttura sanitaria contattata, sono ricorse a questa associazione. Uno dei motivi più ricorrenti addotti dal sanitario è quello di un presunto dubbio sul meccanismo d'azione del farmaco che può anche essere un abortivo. Ora che l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha chiarito definitivamente che il farmaco in questione non è un abortivo, nessun medico può rifiutarsi di prescrivere, se il motivo è solo quello dell'obiezione di coscienza.

 

Dieci anni di battaglie legali, con 29 sentenze di tribunali civili e amministrativi, i pronunciamenti della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo hanno stracciato la veste fondamentalista di una delle leggi più illiberali dell'Italia repubblicana, la legge 40 del 2004 sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma). La Consulta, circa un anno fa, ha cancellato anche il divieto di fecondazione eterologa, che costringeva migliaia di italiani al “turismo riproduttivo” nell’Europa che non si fa scrivere le leggi dal Vaticano. Indubbiamente un successo del diritto all'autodeterminazione dell'individuo e del progresso scientifico.

Periodico, settimanale francese dallo stile pungente e un po' sfacciato ... ormai tutti avrete capito che mi sto riferendo a "Charlie Hebdo", il giornale satirico del quale tanto si parla in questo periodo. Purtroppo, non per ridere sopra alle simpatiche vignette esposte nelle pagine del periodico, ma per il vile attentato del 7 gennaio 2015.

Tutto questo per "colpa" di alcune vignette che facevano dell'umorismo sul profeta Maometto e  sul leader dello stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi.

Già in passato, nel 2011, la sede del giornale venne distrutta da due bombe Molotov sempre a causa di vignette sull'Islam, ma l'attentato avvenuto quest'anno è sicuramente il più grave in Francia dal 1961, quando durante la guerra d'Algeria una bomba era stata fatta esplodere sul treno Strasburgo-Parigi.

Siamo nel 2015 e ancora c'è chi condanna la libertà di stampa e di pensiero, diritti insindacabili per l'uomo e riconosciuti dalla legge francese.

In questi giorni si è parlato spesso dell'attacco terroristico subito dal giornale satirico francese Charlie Hebdo e, di conseguenza, sono spuntati  slogan, manifesti e cartelli della serie “Je suis charlie”.

Ovviamente, anche in Italia questo slogan ha spopolato, ma più come moda che come atto di solidarietà, perché in Italia c'è una “finta” libertà di stampa: l'ultimo giornale satirico italiano, Il Male, è stato costretto a chiudere nel lontano 1982 con l'arresto di uno dei giornalisti per l'accusa di vilipendio della religione e di capo di Stato estero (il Papa), quindi, come dice Fabrizio Casalino:”Noi non siamo Charlie, o il suo coraggio...  il dramma di Charlie ha luogo in un paese laico, il nostro paese non lo è, se fossimo Charlie avremmo fatto qualcosa in questa direzione. Noi non siamo Charlie perché il nostro diritto di satira non lo abbiamo esercitato in faccia a pericolosi integralisti”.

1.Io preferirei davvero che tu evitassi di comportarti come un asino bigotto "più-santo-di te" quando descrivi la mia spaghettosa bontà. Se qualcuno non crede in Me, pace, nessun problema! Dico davvero, non sono mica così vanitoso. E poi non stiamo parlando di loro, quindi non cambiare argomento! 

2.Io preferirei davvero che tu evitassi di usare la Mia esistenza come motivo per opprimere, sottomettere, punire, sventrare, e/o, lo sai, essere meschino con gli altri. Io non richiedo sacrifici, e la purezza è adatta all'acqua potabile, non alle persone. 

Le religioni nel mondo sono davvero innumerevoli e, a volte, completamente assurde. Personalmente sono ateo, quindi le trovo tutte quantomeno curiose, ma ce n' è una che ridicolizza tutte le altre: il Pastafarianesimo.

Il Pastafarianesimo è una religione nata dal dott. Bobby Anderson laureato in fisica alla Oregon State University, lo scopo di quest' uomo è smontare con l'ironia l'assolutismo religioso, creando dogmi, regole, tradizioni e comandamenti surreali.

Democrazia, laicità, libertà di pensiero e di espressione. Sono alcuni dei princìpi su cui si basa la nostra Associazione. Tutti sono stati messi sotto duro attacco a Parigi, Mercoledì 7 Gennaio.  Quel giorno il mondo si è tragicamente ricordato di come questi valori e queste libertà siano fragili, di come necessitino di essere tutelati e difesi dagli estremismi e dai fanatismi. Molti hanno cavalcato l’onda dell’attentato per alimentare sempre di più odi e contrasti tra religioni ed etnie, al solo scopo di avere un proprio tornaconto in termini elettorali.

 

La Redazione del FdMP si unisce con il pensiero e con la penna a tutti coloro che in questi giorni stanno urlando il loro Je suis Charlie nelle piazze, nei giornali, sul web, per ricordare Stephan Charbonnier, detto Charb, direttore della rivista Charlie Hebdo e i tre vignettisti Cabu, Tignous e Georges Wolinskii, vittime dell’ennesima affermazione fanatica e stupida della violenza religiosa. Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese dallo spirito ribelle e irriverente, politicamente scorretto e orgogliosamente libertario, scomodo per tutti i fondamentalismi, è stato colpito per la sua azione di critica in difesa delle libertà individuali, civili e collettive. L’attentato del 7 gennaio è solo l’ultima delle tante aggressioni che hanno cercato di spezzare le penne impertinenti di Charlie, dalle bombe molotov del novembre 2011 ai processi per vilipendio, intentati da chiese e religione varie. Anche il sito internet della rivista è stato bersaglio di attacchi informatici. Ma il settimanale ha continuato ad ironizzare su tutti, scontrandosi con le gerarchie religiose e il potere politico, prendendo di mira il Papa e Maometto, i fanatici del califfato (Isis) come i neofascisti nazionalisti, con l’unica arma dell'umorismo.

 

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