Esistono tante forme d’arte che donano al mondo mille colori e sfumature: la moda, ad esempio, è una di queste. A Milano sta per avvenire proprio in questo periodo la “Milano fashion week”; quest’anno, al suo interno, troviamo ben tre mostre, che riescono a fondere perfettamente moda e arte, due delle quali aventi l'obiettivo di rendere omaggio ad un fotografo italiano famoso in tutto il mondo: Giovanni Gastel, uno dei fotografi più importanti, inconfondibile grazie al suo personalissimo stile e al suo talento, che donano alle sue opere eleganza e tecnica.

Il talento di Gastel nella fotografia nacque da autodidatta, in un seminterrato della sua città. Nel 1975 fece il suo primo lavoro per la casa d’aste Christie’s, di Londra. Nel 1981, grazie all’incontro con Carla Ghiglieri (successivamente suo agente di moda) che lo avvicinò alla moda, iniziò a collaborare con diverse riviste importanti: prima con Annabella, poi con Vogue Italia e altre. Tra gli anni ottanta e novanta iniziò a lavorare per diverse campagne pubblicitarie come Versace, e espanse la sua carriera anche in Francia, Spagna e Inghilterra. Nel 1997 espose alla triennale di Milano una mostra personale. Nell’ultimo periodo si dedicò al ritratto: fece una mostra, esponendo oltre 200 ritratti di persone, incontrate nei suoi quarant’anni di carriera, di politica, cultura, design, della moda, dell’arte e della musica. Morì il 13 marzo 2021. Il suo tratto distintivo era, appunto, l’eleganza intesa come valore etico; sosteneva che il vero fotografo professionista creasse simboli, icone, inventasse mondi paralleli e facesse della fotografia poesia: non a caso era un amante di essa stessa, nonostante fosse sempre stata la fotografia a farlo stare bene.

 

 

É così che triennale Milano fa omaggio a Giovanni Gastel: inscenando due mostre visitabili fino al 13 marzo 2022, giorno in cui la morte di Gastel compirà un anno, facendo trasparire due animi completamente diversi dell’artista che, fondendosi, creano quello stile che lo ha fatto diventare il simbolo di italianità all’estero. La prima mostra è chiamata “The people I like”, è un “viaggio” di oltre duecento ritratti di persone che egli ha incontrato durante la sua carriera : a partire da persone di politica per finire a persone di arte, moda e musica. Questo viaggio mostra la profondità di Giovanni Gastel grazie agli sguardi e ai volti ritratti. La seconda mostra si intitola “I gioielli della fantasia”, è un salto nel passato: nel 1991 cominciò uno dei progetti che fecero diventare la sua carriera di dominio internazionale commissionato da Daniel Swarovski. In questa mostra sono esposte circa venti fotografie dove moda e arte sono un’unica cosa, dove i gioielli impressi dentro l’immagine sono molto più che oggetti.

 

 

La terza mostra che troviamo alla Milano fashion week è dedicata a François Berthoud, uno degli illustratori e vignettisti più famosi al mondo, in collaborazione con Bulgari e la Fondazione Sozzani. La carriera di Berthoud iniziò lavorando a Parigi, Milano, New York, divenne presto un artista conosciuto, tanto che iniziò a lavorare per le più grandi riviste del mondo come Vogue, Vanity Fair, Visionaire e tante altre, e con alcune tra le maison più importanti nel mondo della moda. Nel 1982 incontrò Anna Piaggi, influente giornalista, che lo fece entrare a far parte del gruppo di illustratori della rivista Vanity Fair. In generale Berthoud ha uno stile originale, un tratto che, pur sembrando formale e decorativo, ha uno spiccato senso dell'ironia, è incisivo, vacilla tra la grafica e la pittura, tra la pop art e l’espressionismo tedesco. L’illustratore ha spesso celebrato la bellezza femminile grazie alla sua arte. È stato influenzato dalla tecnica della xilografia giapponese, infatti usa spesso la linoleografia, detta linocut con la quale grazie a delle lastre si possono ottenere delle stampe quasi a rilievo.

La mostra presentata alla Milano fashion week, visitabile fino al 15 febbraio 2022 in via Montenapoleone e fino al 27 marzo 2022 presso la Fondazione Sozzani, dedicata a François Berthoud è chiamata Hyperillustrations. Vengono mostrate in essa più di cento opere dai primi anni ottanta fino ad oggi del famoso illustratore che ricordano tutta la carriera di Berthoud in tutto il periodo citato. Fra di esse troviamo l’ultima sua opera, Storia del serpente.

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