La DIA, acronimo di Direzione Investigativa Antimafia, è un organismo investigativo interforze inizialmente nato come un organo di  coordinamento delle forze di polizia, coordinamento che però non venne mai attuato. La data di “nascita” di questo organismo è da far risalire al 1° gennaio del 1992, il giorno dopo la cessazione dell’e

sistenza dell’ ”Alto Commissariato della lotta alla mafia” che poco aveva inciso sulla stagione stragista della Mafia.

L’istituzione di quest’organo fu voluta e promossa da Claudio Martelli, l’allora Ministro di grazia e giustizia, da Giovanni Falcone, magistrato noto a tutti per la sua lotta alla mafia e da Maurizio Costanzo col fine di contrastare attivamente l’azione stragista del vertice della mafia palermitana, capeggiata all’epoca dai Corleonesi, nelle persone di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Come luogo per la sede centrale della DIA si scelse Roma e come direttore venne scelto da subito il Generale di Divisione Giuseppe Tavormina dei carabinieri e come suo vice direttore il Dottor Gianni de Gennaro. Successivamente vennero creati dei centri operativi nelle principali città d’ Italia, tra cui Milano, Bologna, Napoli, Palermo e Catania. 

I primi problemi organizzativi vennero proprio nello stabilire il tipo di personale da scegliere per questa nuova organizzazione, dipendente direttamente dal Ministero dell’Interno, infatti mentre dalla polizia e dalla guardia di finanza transitarono alla DIA nell’estate del 1992 personale della Criminalpol e del GICO, i carabinieri trasferirono solo personale non specializzato e non appartenente ai reparti speciali , nonostante fossero in un elenco presentato al Ministro degli Interni. 

Solo dopo la strage di Via d’Amelio, dove morirono il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta, intervenne il Ministro dell’Interno Nicola Mancino e dopodiché venne trasferito alla DIA personale dei carabinieri appartenente ai reparti speciali, come ROAD, ROS e nuclei operativi di comando gruppo. Le stragi di Capaci, di via d’Amelio, dei Georgofili di Firenze e di Milano evidenziarono alcune lacune investigative sottolinearono l’esigenza di avere un coordinamento delle attività.

Le stragi in parola , particolarmente efferate fecero accellerare la nascita della D.I.A. per cui si rese necessario aprire altri centri operativi sul territorio, in particolare: Caltanissetta, Agrigento, Torino , Genova, Firenze, Bari, Lecce e Reggio Calabria. 

Il contrasto alla lotta alla mafia diede molti frutti e in particolare si citano : l’arresto di Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina e l’impulso all’indagine “Grande Oriente”, che portò all’arresto di 14 latitanti sul territorio siciliano e purtroppo alla mancata cattura di Bernardo Provenzano, dando modo di far nascere un’altra indagine sull’ormai noto “Accordo Stato-Mafia” ed in particolare l’accordo tra vertici del ROS e i Corleonesi per il tramite dell’ex sindaco di Palermo Ciancimino per far interrompere le stragi. 

L’azione penale venne intrapresa dal P.M. Dr. Nino DI MATTEO, noto alle cronache odierne per la diatriba con il guardiasigilli BUONAFEDE

L’impulso all’indagine “Grande Oriente”, che sicuramente entrerà nella storia italiana degli anni 90 del ‘900 venne dato dal centro operativo DIA di Genova, il cui personale (tra cui molto fieramente posso citare la presenza di mio padre, Stendardo Pierluigi, oggi tenente dell’Arma dei Carabinieri) per parecchi mesi operò nelle province di Palermo, Catania, Caltanissetta e Agrigento alla ricerca dei pre-detti latitanti, catturandoli. 

Attualmente i centri operativi DIA , ridotti nel personale, svolgono attività di analisi e adozione di misure di sequestri patrimoniali a carico di personaggi emersi nelle indagini dei reparti delle tre forze di polizia.

la foto che ho deciso di mettere per questo articolo rappresenta il primo Crest della DIA risalente al 92.

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