La mente umana è, al tempo stesso, geniale ed assolutamente stolta, razionale ed assolutamente irrazionale, priva di senno. E' incredibile come da un lato l'umanità, grazie al suo ingegno, sia riuscita a costruire una società che garantisca qualsiasi tipo di comfort, ma dall'altro, a causa dell'ignoranza, la maggior parte della popolazione non abbia idea di come questa società funzioni. La mente umana viene definita al tempo stesso geniale e patetica, brillante e stolta, proprio per la sua capacità di raggiungere obiettivi davvero alti, di superare limiti insormontabili, per poi cadere in stupide banalità, dimostrando, spesso, di aver agito senza la guida della ragione. La causa di ciò è la natura umana, duplice, poiché in parte sensibile, in parte razionale: il tempo avrebbe dovuto far sì che, attraverso l'incivilimento, la seconda inclinazione arrivasse a predominare sulla prima, in modo da annientare tutti quegli istinti primordiali che ci allontanano dalla condizione che ci eleva come uomini, che ci permette di vivere in società, nel reciproco rispetto. Purtroppo, il progresso scientifico, conseguente a quello dell'ingegno (della facoltà conoscitiva), non va di pari passo con quello civile, ovvero con la soppressione di istinti, propri dell'essere umano, ma non ammissibili in una vita in società, e l'esempio più eclatante di ciò sono state le due guerre totali, dove è stato messo in evidenza come il progresso tecnico e scientifico abbiano portato all'annullamento della stessa dignità umana, o anche come, durante la colonizzazione, il desiderio di fama, di gloria, la sete di conquista abbiano causato la morte di numerosi innocenti.

E' infatti incredibile come gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari, ed è altrettanto incredibile che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari, ovvero è qualcosa di assurdo fin dove possa spingersi l'inventiva umana, senza, però, domandarsi qual è l'obiettivo per il quale sta agendo, proprio come viene messo in evidenza nell'opera "La banalità del male" di Hannah Arendt, la quale afferma che Eichmann (uomo che nel periodo fascista, durante la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento, svolgeva un ruolo fondamentale nella gestione del trasporto sui treni) non era stupido, poiché svolgeva il suo compito con estrema efficacia, e non era nemmeno cattivo: semplicemente non sapeva pensare, non si domandava il perché di quello che stava facendo, e questo-sostiene sempre la Arendt- non è altro che il risultato di una società dove, a partire dallo sviluppo industriale, ha prevalso la razionalità tecnica, ovvero quella che ha come fine il risultato, l'efficacia, su quella che, invece, si interroga sul senso, sul perché delle azioni. 

Viviamo in una società dove il progresso scientifico e tecnico dell'ultimo secolo ha superato la nostra capacità di comprenderlo, e ciò determina l'inserimento all'interno di un mondo che non capiamo a pieno; dovremmo, pertanto, cercare di domandarci sempre se la nostra conoscenza sia una vera conoscenza, o se si tratti solamente di un'illusione, che deve quindi essere dissolta.

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