“Starlight Avatar” è il nome scelto per la prima pianta al mondo in grado di produrre luce naturale, senza l’utilizzo di sostanze chimiche o la necessità di assorbimento di raggi UV. La sua creazione è possibile grazie a una modificazione genetica, con l’introduzione nei cloroplasti del vegetale di elementi bioluminescenti appartenenti a batteri marini.
L’obiettivo della ricerca è dare vita in futuro a zone urbane illuminate da piante bioluminescenti, riducendo così le emissioni dovute alla produzione di elettricità con una soluzione totalmente ecologica.

Questo futuro, però, è ancora lontano infatti il prototipo produce una luce di colore blu-verde, la cui potenza tuttavia non è ancora pari a quella di una lampada. Per questa ragione si stanno attuando diversi studi per aumentarne la capacità luminosa.

Starlight Avatar è attualmente venduta all’interno di scatole di coltivazione trasparenti immersa in un gel nutriente, da cui deve essere estratta e trapiantata nel terriccio. L’intensità della sua luminescenza varia, in quanto dipende dal consumo di ossigeno, che ne stimola l’attività.

Significativo comunque è come in natura si possano trovare risposte alla riduzione dell’inquinamento, soluzioni che l’uomo ha già sotto i propri occhi e, solo oggi, prestando maggiore attenzione alla salubrità, trova, grazie alla attenta osservazione degli scienziati.

Giusto o sbagliato? Questa è la domanda che sorge spontanea quando si tratta di modificazione genetica o più in generale di avanzamento tecnologico. Gli scienziati da un’infinità di secoli sono stati sempre criticati o puniti, basti pensare ai casi più clamorosi come Ipazia, “martire della libertà di pensiero” o Galileo Galilei, ma la lista è infinita. Innegabile è che lo sviluppo ha due facce, è al contempo causa e unica soluzione possibile del riscaldamento globale, come un farmaco che cura e procura controindicazioni. La realtà è che non esiste una risposta, è inutile discuterne, ma occorre reagire ed agire.

 

 

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