Il virus ci ha toccato tutti, richiamandoci alle nostre responsabilità. La situazione in cui ci troviamo richiede che ognuno di noi dia il meglio di sé, sull’esempio degli eroi di questi giorni. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono infatti persone ordinarie che agiscono, animati dalla dedizione, dalla costanza e dalla determinazione, in un momento straordinario al servizio del proprio paese e dell’umanità intera. Queste persone mettono in gioco la loro stessa vita, con spirito di sacrificio, per salvare migliaia di malati attraverso qualunque mezzo messo a loro disposizione.

Su questi esempi la società deve migliorare. Prima di tutto è necessario imparare ad essere uomini, nel senso migliore del termine: quindi ad essere solidali, inclini all’ascolto e all’aiuto. Sarebbe bello se la solidarietà fosse la lezione di questo periodo, ne diventasse l’eredità, così da farci capaci di improntare i rapporti tra le persone e tra le comunità umane ad una nuova forma di convivenza, meno egoista e più consapevole ed aperta.

Tanto dipenderà dal come riprenderemo la vita dopo questo tempo di isolamento. Ciascuno di noi è chiamato a pensarci per non lasciarsi bloccare dalle paure e per non perdere fiducia e speranza.

È necessario ricordare che la storia ci insegna come, nel passato, ai periodi tragici, siano subentrati fasi di rinnovata energia e straordinario vigore. Pensiamo al Rinascimento, che seguì alla peste nera o alla rinascita economica e politica dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, che l’aveva vista come principale teatro del conflitto. La specie umana è infatti stimolata dalla presenza di rischi a trovare nuove soluzioni al fine di ridurne le conseguenze negative.

Sono quindi la speranza e il coraggio i valori che ci devono guidare ad affrontare il futuro.

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