Quando si esaminano interessi, aspirazioni, modelli di comportamento e motivi di disorientamento di giovani e giovanissimi, risultano evidenti la criticità e il conflitto insiti nel rapporto tra queste generazioni e la cultura, che di fatto neppure nasce o nel migliore dei casi si sviluppa in modo parziale.

Analizzando il messaggio sociale che riguarda i giovani si riscontra una netta distinzione tra la realtà commerciale, per la quale la platea che va dalla prima adolescenza fino a superare i trenta anni di età rappresenta un pubblico di potenziali consumatori e i responsabili delle politiche e attività culturali che, pur mossi da lodevoli intenzioni, mediamente ignorano le attitudini e le dinamiche che riguardano le nuove generazioni con la conseguenza di non riuscire a provocare una partecipazione attiva.

In qualunque attività la scarsa conoscenza del proprio pubblico rende vano ogni sforzo teso a suscitare interesse o coinvolgimento.

Tale condizione ostacola profondamente il passaggio dalla retorica sull’importanza della cultura a un reale interesse del “popolo digitale”.

Raggiungere il coinvolgimento culturale dei giovani dovrebbe essere un obiettivo primario di chi governa un Paese. Oltre ai benefici economici derivanti da produzione e fruizione personali di offerte culturali realmente appetibili, consolidare il rapporto tra giovani e cultura porterebbe alla evoluzione verso una società migliore, attiva e consapevole, in grado di immaginare e costruire un futuro più equo.

Poiché la cultura è propedeutica alla formazione di generazioni in grado di vivere i cambiamenti senza esserne soggiogate, sarebbe utile superare il diffuso atteggiamento, che propone la cultura come una entità elitaria da avvicinare con timore riverenziale a costo di grande impegno e fatica, e produrre una serie di proposte mirate per ogni tipologia di potenziale pubblico al fine di migliorare la partecipazione.

Nell’ottica del coinvolgimento dei giovani le varie proposte dovrebbero inoltre essere offerte gratuitamente o a un prezzo simbolico, al fine di attrarre il vasto pubblico che non potrebbe altrimenti fruirne per ragioni puramente economiche.

I giovani cercano spesso fonti di ispirazione e informazione sul web per dare forma alla loro vena creativa, ma spesso sono vittime di offerte aleatorie. Per questo sarebbe utile istituire strutture flessibili e laboratori culturali in grado di ascoltare le esigenze e le aspirazioni dei singoli, o di gruppi, e indirizzarli verso una reale crescita e arricchimento personali.

Strutture e offerte consone, informazioni mirate e attento ascolto di un pubblico diversificato e purtroppo disilluso, ma in continua ricerca di nuovi stimoli, sarebbero certamente efficaci mezzi per favorire il passaggio dal subire al comprendere e creare cultura.

Le iniziative volte al coinvolgimento culturale devono quindi essere attuate in un’ottica molto aperta e articolata attraverso politiche di ascolto e soddisfazione dei bisogni di un pubblico che, benché disorientato, è alla ricerca di esperienze costruttive e motivi di coesione.

Il progetto è ambizioso al limite dell’irrealizzabile, ma necessario per costruire non solo una condizione migliore ma anche una società più attenta e unita in grado di affrontare con efficacia le sfide future.

È doloroso riscontrare come a ogni livello la cultura venga ricordata quasi esclusivamente in occasioni elettorali e svilita al ruolo di attrazione turistica. Un famoso ministro della Repubblica non molti anni or sono affermò “Non è che la gente la cultura se la mangia”.

Ogni pensiero, poiché figlio dell’imperfezione e della soggettività della logica umana, è opinabile ma è pur vero che se “di cultura non si mangia”, certamente di cultura si cresce e si costruisce un futuro migliore.

 

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