Con le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante, si è riacceso l'interesse degli storici e degli esperti d'arte su un ritratto custodito, da tempo immemore, nell'ufficio del sindaco di Orvieto. 

Siamo di fronte a un quadro misterioso che, secondo le prime ricerche, sarebbe databile tra il XVI e il XVII secolo. L'autore è ignoto, ma è ipotizzabile sia riconducibile alla bottega del pittore fiorentino Cristoforo di Papi dell'Altissimo, stando a una prima lettura degli storici dell'arte.

Certamente la raffigurazione sembra seguire la dettagliata descrizione che Giovanni Boccaccio fa del volto di Dante Alighieri, nel “Trattatello in laude di Dante” scritto tra il 1351 e il 1355: “Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino e gli occhi anzi grossi che piccoli, le mascelle grandi, e del labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensieroso”.

 Анархия-мама за нас!” (La madre anarchia è con noi!): questo è l'ultimo verso dell'inno della Makhnovščina, la formazione anarchica diffusa soprattutto nell'est dell'Ucraina durante la guerra civile russa, ma in che modo un'ideologia così antistatalista si è potuta diffondere raccogliendo un alto numero di consensi fra la popolazione?

                                       

La bandiera della Makhnovščina, la scritta recita: "morte a tutti coloro che
ostacolano la libertà dei lavoratori"

 

Contesto storico

Il contesto storico in cui la Makhnovščina si colloca è quello della guerra civile russa (1917-1922), ovvero il conflitto interno che determinò il passaggio dall'impero zarista all'Unione Sovietica - primo esempio di stato comunista al mondo - e, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, l'uscita della Russia dal conflitto (Pace di Brest-Litovsk del 1918). L'evento trova le sue radici nella Rivoluzione di Febbraio, con l'abdicazione dello zar e la formazione della Repubblica russa, guidata dal principe Georgij L'vov e, successivamente, da Aleksandr Kerenskij, e il suo continuo con la Rivoluzione di Ottobre, in seguito alla quale i bolscevichi, sotto la direzione di Vladimir Lenin, presero il potere determinando l'inizio della guerra civile contro i cosiddetti “bianchi”, guidati da Anton Denikin e Aleksandr Kolchak e, in seguito, contro gli anarchici.

        La guerra mondiale del 1914-1918 fu un colossale massacro innescato dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee. La mattanza coinvolse 28 paesi e vide contrapposte le forze dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia, Italia e loro alleati) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania e loro alleati). Complessivamente circa 26milioni di persone morirono (metà civili) e 20milioni furono i feriti: persone menomate, disabili e traumatizzati in modo irreversibile. La guerra ebbe inizio ufficialmente un mese dopo l’attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono d'Austria-Ungheria, e a sua moglie Sofia, in visita nella città di Sarajevo, che caddero sotto i colpi di pistola esplosi dal rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip. Era il 28 luglio 1914.

L’Italia giustificò l’intervento nel conflitto bellico (24 maggio 1915) in nome della sua indipendenza nazionale; furono richiamati alle armi 5milioni200mila uomini e alla fine si contarono 750mila morti: 600mila caduti in combattimento e 150mila fra la popolazione per cause di guerra. Oltre 1milione i feriti (500mila rimasero mutilati o invalidi permanenti) e circa 2milioni gli ammalati per cause belliche. Gli storici hanno segnalato l’impreparazione militare dell’Italia, la scarsità dei rifornimenti e gli errori della logistica, con conseguenti enormi perdite di uomini e mezzi. Per non parlare della disumana “stupidità militare” dimostrata da Cadorna con gli attacchi frontali/suicidi di truppe mal equipaggiate, scarse di artiglieria e mitragliatrici. Un Cadorna che, fra cataste di morti, osservava: «Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini».

طراحی وب سایتکاشت موbet script