«Bisogna proporre un fine alla propria vita per vivere felici. O gloria letteraria, o fortune, o dignità, una carriera in somma. Io non ho potuto mai concepire che cosa possano godere, come possano viver quegli scioperati e spensierati che (anche maturi o vecchi) passano di godimento in godimento, di trastullo in trastullo, senza aversi mai posto uno scopo a cui mirare abitualmente, senza aver mai detto, fissato, tra se medesimi: a che mi servirà la mia vita? Non ho saputo immaginare che vita sia quella che costoro menano, che morte quella che aspettano. Del resto, tali fini vaglion poco in sé, ma molto vagliono i mezzi, le occupazioni, la speranza, l’immaginarseli come gran beni a forza di assuefazione, di pensare ad essi e di procurarli. L’uomo può ed ha bisogno di fabbricarsi esso stesso de’ beni in tal modo.» - Leopardi, Zibaldone

 

Quante volte ti sei interrogato sullo scopo della tua vita? E quante volte non sei riuscito a trovare una risposta? ...

Penso che nella vita sia fondamentale porsi degli obiettivi, volti al miglioramento di noi stessi e della società. Siamo tutti d'accordo sul fatto che la sensazione di soddisfazione che deriva dall'ottenere ciò che si desidera e per il quale si lavora duramente sia impagabile, ma il costante bisogno di "rag­giungere qualcosa" può portare ad un frenetico vagare da un compito all'altro, senza permettere di vedere tutte quelle piccole cose che rendono una monotona giornata come un'altra speciale anche solo per un attimo.

 

La felicità è stata e sarà sempre l’eterna chimera dell’uomo, ciò a cui tutti noi aspiriamo ma che sembra tanto più labile quanto più ci avviciniamo ad essa.

Sarà sempre un tema centrale per l’umanità e uno dei pochi a cui probabilmente non si riuscirà mai a dare risposta. Si parla di qualcosa di affascinante e inquietante allo stesso tempo, perché ignoto, effimero e impossibile da mantenere in eterno. Se l’uomo fosse stato in grado di fornire un’adeguata definizione della felicità, il problema di quale sia realmente il “sommo bene”, o di come raggiungerlo, sarebbe stato risolto da molto tempo, ma purtroppo non è così. Tutti noi siamo stati felici, ma giusto il tempo di rendersene conto e quel sentimento così bello ci era già stato portato via, lasciandoci più vuoti di prima.

 

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La vita, come esperienza, è un sottile intreccio di destino e volontà, una condizione che l'umanità non ha saputo definire, descrivere e addirittura comprendere. A volte si tratta solo di visione, i termini dell’analisi sono infinitamente più complessi.

Erasmo da Rotterdam affermava che nel corso dell'esistenza di un singolo aleggia sempre una vena di follia, che si manifesta in maniera evidente nella fanciullezza per poi svanire quando l’individuo diviene responsabile, pronto ad affacciarsi alla realtà, avviato verso la maturità e la condizione adulta.

Potrebbe essere questa la linea d'ombra, una nebbia di esperienze formative e di follia sempre meno presente che finisce per diradarsi, fino a svelare la vita pronta a mostrarsi.

Ben mille volte sul mio labbro il tuo nome maledetto sarà. Ma io non mi rassegnerò

Leopardi è il maestro del sospetto, capace di smascherare i miti della civiltà moderna con una titanica forza distruttiva, attraverso il “pessimismo”: una visione scientifica, lucida e spregiudicata della realtà.

Più che mai in questo periodo di panico generale, è necessario il pessimismo e la freddezza che questo grande autore ha provato ad insegnare all’umanità,  per sviluppare un pensiero critico atto a difenderci e districarci tra l’impulsività dei comportamenti che la paura tende a far scaturire, e le conclusioni affrettate di blogger male informati, che creano una visione, migliore o peggiore, ma comunque distorta, di quella che è la realtà.

La vita stessa di Leopardi, d’altronde, è stata a lungo oggetto di fraintendimento, falsata inizialmente dai cattolici liberali: il poeta è diventato ormai l’immagine popolare di “uomo depresso e sopraffatto dalla vita, a causa della sua salute cagionevole”, anche a causa dell’errato insegnamento nelle scuole italiane, protrattosi fino a pochi anni fa: è il “cliché della Vita Strozzata”. Contrariamente a quanto si pensa, l’instabilità della sua salute crea nel poeta la coscienza del pesante condizionamento che la natura esercita sull’uomo e dell’infelicità dell’uomo come essere fisico.

 

Come al tempo di Leonardo da Vinci era importante guadagnarsi la stima di critici committenti e ricchi possidenti per vivere ed avere i fondi per far proliferare e diffondere la propria arte, così ad oggi è altrettanto importante l'opinione di esperti e studiosi di storia e di opere d'arte, affinché esprimano un parere favorevole circa l'attribuibilità di un quadro o di un'invenzione all'autore.

Spesso i critici ed esperti d'arte sono riconosciuti tali da importanti gallerie, come la National Gallery, il Louvre, da prestigiose Università, di cui sovente sono accademici e da Case d'Asta, che si rivolgono a loro per attestare l'autenticità di quadri e sculture, al fine di vendere le opere attribuite ad autori famosi a prezzi esorbitanti. L'opinione degli esperti d'arte è stata determinante per l'attribuzione della Gioconda a Leonardo da Vinci e ancor più nella lunga diatriba se dovesse rimanere in Francia o essere riportata in Italia. Tanto è vero che alcuni pensavano che l'opera fosse stata sottratta da Napoleone agli italiani, mentre in realtà pare sia stato lo stesso Leonardo, trasferitosi in Francia, ove di fatto visse parte della sua vita e morì, a venderla per campare. Ragion per cui l'opera, per volontà dell'artista, è francese.

Chi di psicoanalisi si intende considera inetto colui che, incapace di realizzare un progetto nella propria vita, trascende la realtà, rifugiandosi dietro una dimensione immaginaria, perfetta, nella quale è lui stesso l'eroe protagonista.
Come la magia della fiaba trasporta l'ingenua mente di un bambino in una foresta incantata, così l'inetto, con la medesima inconsapevolezza emigra nel mondo prefigurato a propria immagine, offuscando la presenza con quello reale.
Non cosi diverso è poi il sogno, trascurando l'incubo: teatro delle più grandi paure; in cui opera l'inconscio mostrando i più ambiti desideri avverati.

Oggi vi voglio raccontare una storia. Non è una storia felice o allegra, affatto. Questa è la storia di Lorenzo. Lorenzo ha da poco raggiunto la maggiore età e, da sei anni (o forse di più), un piccolo animaletto abita nel suo cervello. Questa bestia è avvinghiata con tutte le forze a un'arteria della materia grigia di Lorenzo, quindi non si potrebbe togliere chirurgicamente, il mostro è in una posizione per la quale, se si ingrossasse troppo, potrebbe uccidere il povero ragazzo, quindi tutte le altre cure possibili sono da escludere.

Lorenzo sa che i sintomi che già accusa da tempo, provocati dall'animaletto, aumenteranno con il passare degli anni. Anni... quanti ne rimangono al ragazzo? Cinque, i suoi anni di vita vanno dai cinque ai venti, Lorenzo non si dà per vinto, lui aspetta con ansia la cura, che sa che arriverà, o almeno ci spera. Intanto si occupa di studiare per la maturità che tanto lo angoscia.

Guardare film, leggere libri, visitare musei e mostre d'arte, andare a teatro sono le attività che senza dubbio ci permettono di conoscere nuovi mondi e personaggi, immedesimarci in situazioni, non quotidiane, permettendoci  di viaggiare con la mente. Per questo motivo ci sono almeno dieci film che dovrebbero essere conosciuti da tutti per la qualità con cui sono stati prodotti e per il messaggio che vogliono trasmettere:

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