Ben mille volte sul mio labbro il tuo nome maledetto sarà. Ma io non mi rassegnerò

Leopardi è il maestro del sospetto, capace di smascherare i miti della civiltà moderna con una titanica forza distruttiva, attraverso il “pessimismo”: una visione scientifica, lucida e spregiudicata della realtà.

Più che mai in questo periodo di panico generale, è necessario il pessimismo e la freddezza che questo grande autore ha provato ad insegnare all’umanità,  per sviluppare un pensiero critico atto a difenderci e districarci tra l’impulsività dei comportamenti che la paura tende a far scaturire, e le conclusioni affrettate di blogger male informati, che creano una visione, migliore o peggiore, ma comunque distorta, di quella che è la realtà.

La vita stessa di Leopardi, d’altronde, è stata a lungo oggetto di fraintendimento, falsata inizialmente dai cattolici liberali: il poeta è diventato ormai l’immagine popolare di “uomo depresso e sopraffatto dalla vita, a causa della sua salute cagionevole”, anche a causa dell’errato insegnamento nelle scuole italiane, protrattosi fino a pochi anni fa: è il “cliché della Vita Strozzata”. Contrariamente a quanto si pensa, l’instabilità della sua salute crea nel poeta la coscienza del pesante condizionamento che la natura esercita sull’uomo e dell’infelicità dell’uomo come essere fisico.

Pessimismo è però anche la consapevolezza di non poter tendere a un piacere infinito, secondo la “Teoria del piacere”. L’uomo, infatti, è alla costante ricerca del piacere infinito, ma non lo potrà mai raggiungere, essendo esso stesso finito, creando in lui una Sehnsucht: l’aspirazione a un piacere infinito che sempre sfugge agli umani. La Natura ha però voluto fornire all’umanità un rimedio per trascendere la propria finitezza: l’immaginazione, la fantasia.

 Ora più che mai la fantasia fa evadere le persone fuori dalle mura di casa: mi piace pensare che il mondo adesso sia diventato grande come il mio appartamento e il paesaggio che vedo fuori dalla finestra sia il piacere, come se impersonificassi per qualche tempo il giornalista invalido Jeff de “La finestra sul cortile” di Hitchcock. L’unico modo per evadere dal mondo, e raggiungere la felicità Leopardiana, è buttarsi dalla finestra, oppure lasciarsi cullare dalla fantasia, attraverso l’arte, che non può essere che multimediale.

Così come in Leopardi una situazione familiare e psicofisica ha spinto il genio del poeta ad una produzione artistica che ha segnato un’epoca, anche gli artisti che l’Italia ora può vantare, in questo momento stanno vivendo un contesto analogo ma contrario: segnati da un’epoca, hanno incrementato il loro impegno in campo musicale e letterario. E’ il caso, ad esempio, del cantautore Willie Peyote, che nella sua canzone “Ogni giorno alle 18” in poco più di un minuto e mezzo riesce a riassumere la condizione italiana di questo periodo:

“[…]L'untore che ti piaccia o no a ‘sto giro / non arriva col barcone ma con gli sci e l'aperitivo Dal tuo mondo che produce e che fattura / non in mezzo ai poveracci, per questo fa più paura tanto che rimpiangi anche quella dittatura che schifavi fino a ieri /e adesso sembra più sicura  È nella tua natura cercare un altro colpevole / come chi va a correre e non rispetta le regole […]”.

Dal testo appena citato traspare la necessità dell’uomo moderno di cercare un capro espiatorio per qualsiasi avvenimento negativo, e ciò ritorna molte volte nella storia: l’ebreo ai tempi di Hitler, il migrante in epoche più recenti, e “chi va a correre” ai tempi del Coronavirus. E’ l’approccio più sensato alle situazioni createsi? Anche in questo caso Leopardi ha espresso la sua filosofia, attraverso la fase progressista del suo pensiero, con la stesura delle Operette Morali, nelle quali descrive la fraternità e la solidarietà come la sola speranza offerta all’uomo.

Se l’infelicità, dice, non è una questione privata o storica, ma una componente propria dell’esistenza, allora bisogna cercare un contatto con gli altri uomini, compagni di strada accomunati dal medesimo destino. E’ dannoso e insensato alimentare l’odio verso qualcosa o qualcuno, senza trovare effettivamente il problema reale della situazione; d’altronde la paura rende gli uomini impulsivi, e qual è la reazione più impulsiva a un avvenimento, se non quella di un egoistico odio?

Ecco allora che i rapporti umani verrebbero sacrificati per la sopravvivenza, accompagnando le persone a una crisi emotiva e mentale, alimentata anche dall’insicurezza. Le videochiamate via Skype o comunque con i media possono aiutare, ma la freddezza di un vetro contrapposto tra gli uomini riesce a sciogliere con innata efficienza il calore di un abbraccio.

Riscopriamo dunque nuovi modi di fare comunità, dove essa è appunto confinata dietro a uno schermo, ci si confronta e si scherza, ma soprattutto si sogna la fine della nostra reclusione insieme, e quando ciò non è possibile si sogna ad occhi aperti dalla finestra, raccontandosi storie sempre più avvincenti e immaginandoci per un attimo nei panni di quel famoso e perspicace giornalista dalla gamba rotta.

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