La felicità è stata e sarà sempre l’eterna chimera dell’uomo, ciò a cui tutti noi aspiriamo ma che sembra tanto più labile quanto più ci avviciniamo ad essa.

Sarà sempre un tema centrale per l’umanità e uno dei pochi a cui probabilmente non si riuscirà mai a dare risposta. Si parla di qualcosa di affascinante e inquietante allo stesso tempo, perché ignoto, effimero e impossibile da mantenere in eterno. Se l’uomo fosse stato in grado di fornire un’adeguata definizione della felicità, il problema di quale sia realmente il “sommo bene”, o di come raggiungerlo, sarebbe stato risolto da molto tempo, ma purtroppo non è così. Tutti noi siamo stati felici, ma giusto il tempo di rendersene conto e quel sentimento così bello ci era già stato portato via, lasciandoci più vuoti di prima.

Occorre impegno e coraggio per essere felici, è un dono che ci è stato dato fin da piccoli, quello più prezioso che abbiamo, così unico che molti di noi hanno deciso di nascondere per paura di sprecarlo o di non riuscire a metterlo a frutto nel modo giusto e che adesso non riescono più a trovare.

La società moderna ha elevato al quadrato, se non al cubo, tutto questo, rendendo il raggiungimento del vero benessere quasi impossibile. Dagli albori l’uomo ha perseguito la felicità con tutte le sue forze, mettendo in pratica tutte le armi a sua disposizione per ottenerla, fomentando il mito illusorio di vivere in un mondo creato dall’uomo per l’uomo, nel quale la tecnologia ci ha permesso di essere costantemente connessi e raggiungibili in ogni luogo e in qualunque momento, quando, nella sostanza, ci sentiamo sempre più soli.

Siamo sicuramente la generazione con più comfort, stabilità, benessere, ma siamo anche la generazione più felice? Se l’uomo si rendesse conto che il contesto in cui è immerso ha come parole fondamentali: velocità, progresso, lavoro, parole che non hanno alcun colore e sapore, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: che cosa stiamo facendo?

Facciamo parte di un mondo competitivo, talvolta spregevole, dove puoi avere tutto, ma non sarà mai abbastanza. L’insoddisfazione che ne scaturisce è un’arma a doppio taglio, un meccanismo che ci spinge sempre a migliorare ma che ci divora lentamente, rendendoci costantemente infelici.

Oggi più che mai siamo portati a confrontarci in modo diretto con la vita degli altri, a provare invidia anche di sconosciuti, arrivando a scambiare i nostri obiettivi, le nostre passioni, con i loro.

La vera chiave consiste nel fabbricare qualcosa per sé stessi, creare finalmente qualcosa per noi, senza pensare all’utilità o ai benefici che ne trarremo, poiché la vera felicità ci abbandona quando diventiamo schiavi di abitudini e compromessi.

Chi vuole sempre di più, chi non si accontenta mai, chi non sa porre un fine alla propria vita, sarà sempre il migliore, ma diventerà il padrone di un proprio mondo vuoto ed effimero. 

La verità è che questo è qualcosa di cui purtroppo facciamo esperienza tutti nel corso della nostra vita: la sofferenza esiste, la ricerca del piacere è costante, l’insoddisfazione anche. Quindi con empatia, dedico queste parole:

“A chi sta cercando sé stesso,

a chi non si è ancora trovato,

a chi si è trovato e non si piace,

a chi si piace ma non piace agli altri”

 

Essere felici” ai tempi del Covid-19? Si può, ma è un duro lavoro di testa,  cuore e... filosofia - BI.T Quotidiano | Notizie dal Biellese

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