Muri puliti, coscienze sporche

In un liceo romano qualcuno ha pensato bene di reinventare il concetto di “murales scolastico”. Niente solite scritte o disegnini: si è inaugurato direttamente un nuovo genere letterario, la “lista degli stupri” sul muro del bagno maschile.

La reazione della scuola? In meno di mezz’ora la scritta era già sparita, censurata con un’efficienza degna di una scuola gesuita. Se avessero la stessa rapidità nel riparare i termosifoni, parleremmo di un liceo modello, un vero paradiso scolastico. Naturalmente è arrivato il comunicato stampa istituzionale, una sinfonia dei soliti termini: “atto vandalico”, “episodio gravissimo”, “non rappresenta la scuola”. Tradotto: “Vi preghiamo di dimenticare tutto”.

Lo schema è di una banalità sconfortante, sempre lo stesso: quando succede qualcosa di così deplorevole e violento, si finge che sia un evento isolato. Una “bravata”, come dicono per evitare di usare la parola giusta. Peccato che non sia un fulmine a ciel sereno, ma la muffa dietro l’armadio. Invisibile finché non si decide di spostarlo, ma lì da anni. E, purtroppo, non si tratta di casi isolati: piccoli episodi di sessismo e violenza verbale nelle scuole italiane sono documentati in più sondaggi tra studenti. La verità è che certe battute sulle ragazze che “se la cercano”, le chat in cui si condividono foto senza chiedere il permesso e il jolly universale del “ma era ironia” sono ormai parte naturale del paesaggio quotidiano. Non ci facciamo più caso. Anzi, ci si ride su. O, ancora meglio, si sceglie il comodo silenzio.

Poi arriva la famigerata lista e tutti si dichiarano sconvolti. “Impossibile, inaudito, inaccettabile.” Certo, impossibile quasi quanto trovare un bagno scolastico pulito.

Ma la domanda vera è un’altra: com’è possibile che a qualcuno sia sembrata un’idea brillante? Anche se fosse stato uno solo a scriverla, quanti l’avrebbero trovata “una scemenza divertente”? Quanti l’avrebbero fotografata? Quanti avrebbero detto: “Eh vabbè, non esageriamo”?

Il problema non è solo la scritta: è la normalità che le permette di esistere. È l’aria stagnante che respiriamo da anni, quella che fa sembrare certe schifezze quasi innocue, quasi “scherzi”. Si può cancellare un muro in mezz’ora, ma la mentalità che lo ha generato non è inchiostro. Se non si parla, se non si insegna a riconoscere e respingere queste dinamiche, la prossima lista arriverà puntuale. Finché la scuola sarà più preoccupata della propria reputazione che delle persone, beh…C’è ben poco da ridere. Eppure, a volte, l’ironia resta l’unico salvagente. Ridere può sembrare poca cosa, ma è ciò che ci impedisce di metterci a piangere di fronte a una normalità che invece andrebbe sconvolta.