Palestina, le morti che non fanno notizia: il genocidio a bassa intensità.

Negli ultimi mesi gli accordi di pace promossi da Donald Trump sono stati presentati dai media come una svolta storica capace di porre fine a conflitti lunghi e drammatici. La parola pace è stata usata come simbolo di stabilità e sicurezza, dando l’idea di una netta separazione tra un “prima”, dominato dalla guerra, e un “dopo”, finalmente pacifico. Tuttavia la realtà è molto più complessa e problematica.

Nel linguaggio comune il genocidio viene spesso associato esclusivamente a stermini di massa e violenze improvvise, ma secondo il diritto internazionale il genocidio comprende tutte quelle azioni che mirano a distruggere un gruppo umano, anche senza ricorrere direttamente all’uccisione. Accanto a questa definizione nasce il concetto di genocidio a bassa intensità, usato per descrivere una violenza continua prolungata nel tempo. 

Prima degli accordi di pace promossi da Trump nel 2025 per la Striscia di Gaza, il dibattito sul genocidio si concentrava sui momenti di guerra aperta: bombardamenti, scontri armati e alti numeri di vittime civili rendevano la violenza evidente e immediata. Le accuse di genocidio erano quindi legate soprattutto all’intensità dei conflitti e alla sofferenza immediata della popolazione. Trump ha cercato di modificare questa dinamica creando un piano articolato in circa 20 punti, concepito per porre fine alle ostilità tra Israele e Hamas e stabilizzare la regione. Le misure più rilevanti sono: il cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi, la creazione di un governo transitorio sotto supervisione internazionale, l’ingresso libero di aiuti umanitari e progetti di ricostruzione di ospedali e infrastrutture. 

L’obiettivo era trasformare Gaza in una zona stabile con possibilità di sviluppo economico e sicurezza per i civili. Purtroppo, la tregua non ha eliminato tutte le forme di violenza. Mentre gli scontri aperti sono diminuiti, le persone continuano a vivere in condizioni difficili: povertà, malattie infrastrutture danneggiate e mancanza di servizi essenziali, pane e acqua. La violenza non è scomparsa, ma si è trasformata in una forma lenta e quotidiana di sterminio, che colpisce profondamente i palestinesi senza necessità di bombardamenti o conflitti diretti. Il confronto tra prima e dopo la pace mostra come il genocidio non sia sparito, ma abbia cambiato forma. La “pace di Trump” ha spento i riflettori sullo sterminio e sulla pulizia etnica che continuano in terra di Palestina.

La pace non può essere considerata autentica solo perché cessano le operazioni militari. Se le popolazioni continuano a vivere in condizioni disumane e senza prospettive, la violenza non è davvero finita. Il concetto di genocidio a bassa intensità mostra quindi che una pace formale non basta e che non bisogna lasciare soli i palestinesi.