Hotel di lusso, ristoranti stellati, ville da sogno. Un paradiso, no? Palm Jumeirah (o Palm Islands) è un complesso di isole artificiali costruito lungo la costa di Dubai. Si tratta di un vero e proprio capolavoro ingegneristico che aggiunge al Golfo Persico 56km di costa. Tuttavia, ha fortemente danneggiato l’ecosistema locale in modo irreversibile.
1.Sabbia, sabbia e ancora sabbia.
Le fondamenta dell’isola sono realizzate di sola roccia e sabbia, sabbia che venne prelevata (e poi restituita facendo ancora più danni) proprio dai fondali marini limitrofi, tramite la tecnica del dragaggio.
Inutile spiegare quanto sia ambientalmente devastante prelevare 94 milioni di m³ di fondale. Il prelievo della sabbia ha reso torbide le acque del golfo di Dubai, solitamente cristalline, impedendo alla vegetazione di ricevere luce solare. Come se non bastasse, la temperatura media dell’acqua si è alzata di 7,5 gradi, alterando l’equilibrio della fauna.
La natura sa autoregolarsi e spinge le correnti in modo da mantenere il litorale omogeneo, l’installazione di un terreno, laddove prima c’era acqua, comporta l’alterazione del flusso delle correnti, costringendo le onde a curvare in modo innaturale. Il risultato? La costa di Dubai presenta accumuli di sabbia e spiagge che stanno scomparendo. L’unico modo per tenere a bada la situazione è la manutenzione costante, conseguendo continui spostamenti di grandi masse di sabbia.
2.Porre rimedio all’irreparabile
Per tentare di arginare i danni provocati dalla costruzione delle isole, gli ingegneri stanno progettando lo sviluppo di barriere coralline artificiali. La geniale idea degli ingegneri è quella di posizionare dei relitti nelle acque, in modo da attirare alghe, molluschi e pesci (e turisti…). Questa tecnica, che ha funzionato discretamente in alcune zone del mondo, potrebbe allontanare le specie autoctone e attirare specie “straniere”, distruggendo completamente l’habitat originario del golfo.
3.Due palme sono peggio di una
Oltre a Palm Jumeirah, quasi interamente ultimata, sono stati costruiti altri due arcipelaghi: Palm Jebel Ali e The World.
Palm Jebel Ali ha una struttura analoga a quella di Palm Jumeirah ed è grande il doppio. Al momento si trova in fase embrionale, le isole sono pronte ma ancora desolate. I progetti per questo arcipelago sono molto ambiziosi: sei porti turistici, un parco acquatico, 80 hotel e ville costruite su palafitte… The World, invece, è un arcipelago di 300 isole che, viste dall’alto, prendono la forma del planisfero.
I lavori di costruzione di Palm Jebel Ali sono stati sospesi nel 2009, a causa della crisi finanziaria del 2008, e sono ripartiti solo l’anno scorso; i cantieri su alcune isole di The World sono invece costanti da quando le isole sono state ultimate (2008), in quanto i lavori sono affidati ai proprietari privati delle singole isole.
4.Contento il ricco, disperato l’ambiente
Da sempre, da quando sorsero le prime industrie, il profitto dell’imprenditore è stato raggiunto a discapito dell’ambiente. Ad oggi sappiamo bene quali sono le conseguenze dello sfruttamento smisurato delle risorse, eppure spesso ci voltiamo dall’altra parte. Ci piace pensare che il pianeta abbia risorse infinite, speriamo che il collasso ambientale ed economico del mondo avvenga quando staremo già riposando sotto terra. Ma prima o poi i danni che abbiamo causato ci piomberanno addosso, come, già da tempo, le alluvioni piombano su villaggi e città, in Indonesia comw in Italia , facendo strabordare i fiumi e spazzando via ogni cosa.
Saremo costretti a renderci conto che il rimedio per il riscaldamento globale non è l’aria condizionata, e che il fuoco che arde le foreste, un giorno, brucerà anche gli alberi che vediamo davanti a casa. Solo allora, forse, faremo realmente qualcosa.

