Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia 2025
15:00 – 15:50 giovedì 10/04/2025 – Sala dei Notari, Palazzo dei Priori
![]() | ![]() | ![]() | ![]() |
| Katrice Hardy (Moderator) | Sarah Alvarez | Andrew Morse | Julie Pace |
| CEO The Marshall Project | founder and editor-at-large Outlier Media | president and publisher The Atlanta Journal-Constitution | executive editor The Associated Press |
Trust is foundational to journalism, yet today, trust in journalism is at an all-time low as traditional business models that once underpinned news organizations continue to struggle. While much has been said about the decline of legacy media, independent, nonpartisan news organizations are more important than ever. Hear from AP’s Senior Vice President and Executive Editor Julie Pace, Executive Editor of the Dallas Morning News Katrice Hardy, Editor at Large of Outlier Media Sarah Alvarez and President and Publisher of the Atlanta Journal Constitution’s Andrew Morse about how news organizations can build and sustain trust with their audiences; the importance of fact-based journalism; and how the industry must adapt to shifting media consumption habits.


.
Durante il viaggio-studio a Perugia, noi della redazione del “Farò del mio peggio-News” abbiamo potuto assistere ad alcune conferenze del Festival Internazionale del Giornalismo, in particolare mi ha interessato quella intitolata “REBUILDING TRUST IN THE NEWS ECOSYSTEM”, era un’intervista che trattava la scarsa fiducia delle persone in merito alle notizie e ai cambiamenti che dovrebbero mettere in atto i giornalisti al fine di riacquistare credibilità.
Si è parlato principalmente del perché la fiducia verso i giornalisti sia così tanto diminuita nel corso degli ultimi anni, ma anche dell’importanza delle organizzazioni giornalistiche che possono essere un fattore sulla fiducia dei lettori, infine, si è discusso sul fatto che i giornalisti si devono adattare continuamente al desiderio dei media.
L’argomento più interessante è stato quello sul perché vi sia meno fiducia nelle notizie. I motivi sui quali erano tutti d’accordo erano il fatto che si parla esclusivamente di pochi luoghi, di cui la gente presto si stanca e che qualche volta non si trasmettono informazioni del tutto corrette: a causa della velocità richiesta dai media non sempre è possibile appurare i fatti, mentre nelle reti locali si trova molta più affidabilità e si riesce meglio a trasmettere l’argomento, grazie ai legami culturali e sociali che accomunano i lettori; inoltre, adesso fidarsi dei giornalisti non è più così facile perché non sono neutrali come un tempo ma di parte e molto schierati in politica; un’altra caratteristica considerata dai relatori negativa è che, ormai, vengono fornite solo notizie negative o a effetto, per catturare l’attenzione del lettore. A questo fine le organizzazioni giornalistiche dovrebbero, oltre a parlare di guerre o tragedie, raccontare notizie che interessano le persone trattandole da esseri umani, che hanno bisogno di sentire cose belle di cui interessarsi e non solo preoccuparsi.
Mi sono trovato in accordo con la maggior parte delle considerazioni fatte, in particolare penso che, effettivamente, sentire solo notizie di guerre e morti non porti niente sotto nessun aspetto, né al lettore né al giornalista, che in questo modo rischia di “abituare” la gente a brutti eventi quotidiani, quasi “anestetizzandola” o di allontanarla dal mondo delle notizie.





