Nuoce gravemente alla salute dei pedanti e dei poveri di spirito

 
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Concorso Nazionale "Fare il giornale nelle scuole"
Vincitore Nazionale VIII Edizione
 
Premio Nazionale "Giornalista per un giorno"
Finalista IV-V-VI-VII-VIII-IX-XI-XII-XIII-XIV-XV Edizione
Vincitore Nazionale X Edizione
alboscuole
fondazione De Mari

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dantealighieri
  • La nuova stagione del Farò Del Mio Peggio


    Matteo Barcella - Venerdì, 20 Novembre 2020

    Di solito l'inizio del nuovo anno scolastico segna anche la partenza di un nuovo ciclo, un "ritorno alla normalità" dopo il periodo senza pensieri dell'estate. Inutile dire che quest'anno la normalità ce la potremo solo sognare e il periodo senza pensieri è durato sì e no 2 settimane di sole, per quelli più fortunati (mentre per tutto il resto d'Italia non c'è mai stato un solo minuto di questo 2020 senza preoccupazioni ad ingombrargli la testa).

    Nel pieno di questa seconda ondata, il Farò del Mio Peggio si ritrova (come tutta la scuola) a proseguire le sue attività online, compreso l'inizio del suo quindicesimo anno di redazione. Senza troppi giri di parole: questo deve essere l'anno del riscatto per il giornalino. Abbiamo la facoltà di arrivare a centinaia di studenti e di informarli in un periodo di sospensione come quello di oggi. Abbiamo il potere di far sentire la nostra voce e di inventare nuovi modi per raggiungere i ragazzi. Abbiamo il privilegio – forse il dovere – di formare una "comunità del Liceo" attorno al nostro progetto.

    A tutti i redattori voglio dire quindi che quest'anno ci sarà da lavorare: non solo gli articoli che restano completamente liberi e che ognuno può costruire come preferisce, sul tema che preferisce, comunicando il messaggio che preferisce; quest'anno ci saranno anche interviste, rubriche, ci sarà attività quotidiana per venire incontro a tutto il Liceo. Le premesse ci sono tutte, ci abbiamo lavorato tutta l'estate apposta per gestire al meglio questo nuovo anno, nonostante gli ostacoli che il 2020 vorrà ancora pararci davanti. Insomma, auguriamoci buon lavoro.

    Matteo Barcella

    a nome della Direzione della Redazione del FDMP

    Marco Camoirano

    Giuseppe Orsi

    Matteo Rapetto

    Alessio Vigneto

  • LA SCUOLA IRLANDESE VISTA DA UNA LICEALE ITALIANA


    Sveva Pelle - Lunedì, 09 Novembre 2020

    Buongiorno a tutti, sono Sveva Pelle e frequento il nostro liceo nella classe quarta C.

    Come molti di voi sapranno, sto attualmente trascorrendo sei mesi in Irlanda, più precisamente a Cork, città di circa 200.000 abitanti al sud dell’isola. Parlando con gli abitanti del posto, sto scoprendo ogni giorno quanto l’Italia e l’Irlanda, nonostante siano entrambi paesi di impostazione cattolica, siano profondamente diversi.

    Questa differenza culturale si ritrova, ovviamente, anche in una delle componenti più importanti della vita di ogni adolescente: la scuola.

    Mentre in Italia ragazzi e ragazze sono abituati fin dalla tenera età ad un percorso scolastico congiunto, in Irlanda la maggior parte delle scuole sono o femminili o maschili. Un’altra differenza è facilmente individuabile anche semplicemente passeggiando per le strade del centro: si possono osservare, infatti, numerosi studenti indossare le loro divise scolastiche solitamente composte da pantaloni grigi (o gonna per le ragazze), scarpe in pelle nera, camicia e maglione. Ogni scuola, inoltre, ha il proprio colore distintivo: la mia per esempio prevede un maglione blu elettrico. Altri colori popolari sono il verde, il rosso e perfino il viola. Oltre ad indossare l’uniforme gli studenti sono tenuti a rispettare alcune regole legate al loro aspetto fisico : per esempio i capelli devono essere tenuti in colori naturali, non si possono avere piercings sul viso, non ci si può truccare e non si possono portare unghie finte. Alcune scuole sono più severe di altre in questo ambito ma in linea generale queste sono le regole da osservare. E’ anche prevista una divisa per l’ora di educazione fisica. E’ permesso indossare i propri vestiti a scuola solamente durante i “No Uniform Days” o le giornate a tema (per esempio prima delle vacanze di Natale viene organizzata una giornata in cui si va a scuola indossando dei maglioni natalizi).


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  • Le nuove incognite del futuro


    Gloria Cani - Sabato, 14 Novembre 2020

     

     

    Siamo in pochi o siamo in troppi ? - CoseDiScienza.it

    Negli ultimi mesi stiamo affrontando una realtà paradossale che ha modificato la vita di ognuno di noi. Vivere in una pandemia ha complicato l'intero sistema in cui viviamo, e la questione "Covid" è ormai vista come il problema principale mettendo in secondo piano le preoccupazioni già esistenti. In realtà la pandemia non è l'unico "problema esistenziale": l'inquinamento, il riscaldamento globale e il divario tra ricchi e poveri sono sempre più consistenti ed allarmanti, di questo passo si andrà solo a complicare le situazioni sociali ed economiche, mettendo a rischio la specie umana. Il tutto potenziato dall'aumento della popolazione mondiale, ormai esponenziale.


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  • ITALIA FRIENDLY?


    Miriam Bolfo - Sabato, 14 Novembre 2020

    Liberi di amare: a Londra la prima piattaforma (italiana) di notizie Lgbt -  Corriere.it 

    LGBT è un acronimo di origine anglosassone che tiene insieme le parole lesbicagay, bisessuale e transgender/transessuale. A volte si declina anche come LGBTQI, comprendendo le persone che vivono una condizione intersessuale e il termine queer. *

    Dal 2015 al 2019 la percentuale di cittadini europei intervistati, che sostiene che le persone gay, lesbiche o bisessuali possano avere i medesimi diritti delle persone eterosessuali, è aumentata del 5% (dal 71% nel 2015 al 76% nel 2019). ** Nonostante questi dati incoraggianti, le persone LGBT possono essere discriminate in molti ambiti della loro normale vita quotidiana, possono avere difficoltà a trovare un lavoro e, sicuramente, sono bersaglio di chiacchiere e di insulti, se non addirittura di aggressioni.


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  • JUNK FOOD, CHE BUSINESS!


    Miriam Bolfo - Sabato, 14 Novembre 2020

    Merenda salutare a scuola | Agrodolce

    Nel 2012, in Italia, si iniziò a discutere a proposito di possibili tasse sul cibo spazzatura; a quel tempo si era stimato che un bambino su quattro potesse essere sovrappeso. Sebbene fosse stata documentata tale situazione e con dati alquanto preoccupanti, la proposta non ebbe notevoli sviluppi, perciò ci si è affidati agli slogan salutisti mandati in onda sui nostri schermi in questi ultimi 8 anni. Tuttavia, le tante pubblicità di cibi, yogurt, merendine dietetiche, non hanno intaccato la percentuale dei bambini sovrappeso, anzi, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, ha affermato che a dicembre 2019 una persona su quattro è obesa e la percentuale aumenta se si parla di uomini over 50.


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  • Il popolo della notte


    Miriam Bolfo - Sabato, 14 Novembre 2020

     

    Ordinanza anti coronavirus: chiuse le discoteche, obbligo di mascherina  nella movida - Gazzetta di Mantova Mantova

    Per tutta la fase 1, la fase 2 e gli inizi della fase 3, gli italiani sono stati privati di un diritto a cui, di solito, non tutti sono disposti a rinunciare: andare a ballare in discoteca. Tra giugno e luglio, sembrava che la vita dei giovani girasse solamente intorno alla possibilità di tornare a divertirsi nei locali. Inizialmente non si sapeva se ci si potesse andare, però. Poi, si poteva ballare? Si doveva solo ascoltare la musica stando fermi? I locali sarebbero rimasti aperti tutta la notte? Sarebbero state distribuite bevande?  Le grandi domande che turbavano i giovani erano queste, e non se fosse così importante riaprire tutti i cinema e i locali, se si era in grado di mantenere il distanziamento o se non se ne potesse fare a meno. La razionalità è stata bypassata dal fatto che bisognava tener conto della voglia di ripartire, del riscatto, della volontà di tornare alla normalità, sia dalla maggior parte dei giovani, sia dallo Stato. Le aggregazioni di massa sono state devastanti per i dati epidemiologici, in quanto impossibili da gestire. Di ciò ce ne siamo ricordati solamente quando i contagi fra i giovani erano già in crescita.


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  • Pensieri sulla didattica a distanza


    luca calcagno - Domenica, 24 Maggio 2020

     

    In questi due mesi di lock-down si è parlato molto della scuola e in particolare della didattica a distanza come unico strumento per continuare a svolgere le lezioni e finire l'anno scolastico. Mentre molti "esterni" esprimono le proprie considerazioni, la maggior parte a completo favore di questa metodologia di apprendimento temporanea, a pochi è venuta l'idea di chiedere a uno dei due gruppi interessati, gli studenti, di esprimere le proprie considerazioni riguardo tale tematica.

    Ho quindi deciso di porre semplici domande a compagni di classe e amici legate alla loro personale esperienza riguardo la didattica a distanza. Non ho voluto riportare tutte le interviste,  bensì il quadro generale risultato da queste. 

    Subito è stato possibile sottolineare la comune presenza, in tutte le esperienze di lock-down, di uno stress sempre crescente. Quest'ultimo, secondo gli intervistati, non è stato originato dalla didattica a distanza, ma è sfociata su di essa. L'origine va infatti trovata in un insieme di fattori legati alla convivenza ristretta all'ambiente domestico, al distanziamento sociale, alla limitata possibilità di sfogo e al deterioramento dei rapporti con i propri genitori. Lo stress accumulato  va quindi ad influire negativamente sulle prestazioni dell'alunno durante verifiche ed interrogazioni.


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L'Editoriale

  • "C'è sempre il sole il 25 Aprile"


    Matteo Barcella - Sabato, 09 Maggio 2020

    Potrà non essere carino parlare di una festività quando è già passata, ma di fronte a questa situazione, di fronte a questa immagine in particolare, sono serviti un paio di giorni per fare ordine tra i pensieri. Il titolo dell'articolo è una citazione ad un programma televisivo di La7, in cui nell'ampio racconto della realtà di oggi il presentatore conclude la riflessione con: "C'è sempre il sole il 25 aprile; pure quando fuori c'è nuvolo, il 25 aprile c'è il sole. E se credi che il 25 aprile sia tutto l'anno, per tutto l'anno ci sarà il sole". È un messaggio disarmante nella sua chiarezza: ciò che ricordiamo e che festeggiamo durante questa ricorrenza è così importante da poter illuminare la via in ogni situazione. Anche in quella che affrontiamo oggi, viene da pensare. Ma in che modo il 75° anniversario della Liberazione dovrebbe indicarci la rotta da seguire durante la pandemia e -soprattutto- durante la catastrofica crisi che ci attende non appena avremo messo sotto controllo il virus?


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Ipse Dixit

  • (Un alunno fa una domanda tipica di chi non ha capito qualcosa in una spiegazione...)

    PROF. BADANO: No, ma hai fatto bene a chiederlo... Adoro la vertigine che provo guardando nel baratro della vostra ignoranza...

Scienza

  • La tecnica ci ha superato


    La mente umana è, al tempo stesso, geniale ed assolutamente stolta, razionale ed assolutamente irrazionale, priva di senno. E' incredibile come da un lato l'umanità, grazie al suo ingegno, sia riuscita a costruire una società che garantisca qualsiasi tipo di comfort, ma dall'altro, a causa dell'ignoranza, la maggior parte della popolazione non abbia idea di come questa società funzioni. La mente umana viene definita al tempo stesso geniale e patetica, brillante e stolta, proprio per la sua capacità di raggiungere obiettivi davvero alti, di superare limiti insormontabili, per poi cadere in stupide banalità, dimostrando, spesso, di aver agito senza la guida della ragione. La causa di ciò è la natura umana, duplice, poiché in parte sensibile, in parte razionale: il tempo avrebbe dovuto far sì che, attraverso l'incivilimento, la seconda inclinazione arrivasse a predominare sulla prima, in modo da annientare tutti quegli istinti primordiali che ci allontanano dalla condizione che ci eleva come uomini, che ci permette di vivere in società, nel reciproco rispetto. Purtroppo, il progresso scientifico, conseguente a quello dell'ingegno (della facoltà conoscitiva), non va di pari passo con quello civile, ovvero con la soppressione di istinti, propri dell'essere umano, ma non ammissibili in una vita in società, e l'esempio più eclatante di ciò sono state le due guerre totali, dove è stato messo in evidenza come il progresso tecnico e scientifico abbiano portato all'annullamento della stessa dignità umana, o anche come, durante la colonizzazione, il desiderio di fama, di gloria, la sete di conquista abbiano causato la morte di numerosi innocenti.


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  • Il famigerato coronavirus


    Sai perché i giapponesi usano le mascherine?

    In questo periodo di grande inquietudine, gli italiani hanno sempre le stesse domande per la testa:

    Oggi quanti sono i deceduti di coronavirus? E i nuovi contagiati? Perché la situazione italiana sembra essere tanto grave? Ma soprattutto, quando si potrà finalmente uscire??

    Innanzitutto vorrei far chiarezza su cos'è il "coronavirus". In primo luogo, questo termine non si riferisce al famigerato virus sulla bocca di tutti, bensì i coronavirus fanno parte di una famiglia a sé stante di virus, che possono causare dal raffreddore più comune fino alle malattie più gravi, come la sindrome respiratoria meridionale (MERS) o la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

    Il 18 febbraio si è verificato il primo caso nazionale di Covid-19 a Codogno e il crescente numero di contagi ha allarmato l'intera popolazione italiana. Questo particolare tipo di coronavirus è sicuramente più letale del normale, ma non è sicuramente ai livelli del Mers-CoV; tuttavia, la facilità di contagio del virus è a dir poco anormale ed è questo il fattore molto preoccupante.

    Se il virus arrivasse a contagiare una percentuale di popolazione abbastanza rilevante, anche se meno letale di altre epidemie, il risultato sarebbe pressoché analogo. Ecco spiegata la ragione per cui praticamente l'intero pianeta è attualmente in stato di quarantena.

    A tale proposito, casualmente, l'allarmante numero di casi in America è proporzionale alla sua popolazione, oserei dire che ora stiano pagando le conseguenze di non aver reagito repentinamente all'emergenza; anzi, deridendo gli altri, pensando di sistemare il tutto entro Pasqua, cosa che evidentemente non si è avverata.

    Ora che, al contrario dell'italiano medio, sappiamo di cosa stiamo parlando, possiamo finalmente analizzare il nostro caso a livello nazionale, principalmente soffermandoci sul caso della Lombardia. 

    Il tasso di letalità del Covid-19 in Italia è del 9,9%, portato così in alto rispetto alla media mondiale dal molto discusso 13,6% della Lombardia. A Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda Guerra mondiale 2000 civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia sono morte quasi 12000 persone, cioè almeno 5 volte di più. La stessa stampa non può fare a meno di notare che qualcosa non torna nel tanto decantato "modello lonbardo" e nel metodo di rilevamento del virus, insinuando che siano confusi se non errati.

    Altro dato su cui riflettere: in Francia, i decessi per influenza stagionale, appartenente sempre ai coronavirus, sono alquanto impressionanti: 8100 nel 2019, 13 mila nel 2018 e addirittura 14 mila nel 2017. Supponendo che i numeri siano paragonabili a quelli italiani, viene naturale chiedersi dove siano finiti i decessi per influenza semplice e polmonite in questo periodo.

    Quindi, riassumendo, il covid-19 non è “il coronavirus”, bensì ne fa parte, e l'unico vero fattore in grado di causare gravi danni non è tanto il livello di letalità, quanto quello di contagio. Pertanto, l'unica cosa che possiamo fare è stare a casa, evitare assembramenti e lavarsi le mani, cosa già da tempo suggerita ma ora anche sanzionabile. Tutto questo sperando che nel breve periodo tornerà tutto alla normalità, perché questa non è più una questione di "se" ma di "quando".

    Tuttavia, è incerto se allora si avranno le stesse libertà e diritti sui quali si è fondato il nostro paese e la sua democrazia. Perché la vera domanda che tutti noi dobbiamo porci non è quando, ma come usciremo da questa quarantena. Dovremo farlo cercando di riottenere al più presto le libertà che ci sono state tolte, per motivi sicuramente più che validi, ma non eterni.

     

PeggioRedazione

  • La nuova stagione del Farò Del Mio Peggio


    Di solito l'inizio del nuovo anno scolastico segna anche la partenza di un nuovo ciclo, un "ritorno alla normalità" dopo il periodo senza pensieri dell'estate. Inutile dire che quest'anno la normalità ce la potremo solo sognare e il periodo senza pensieri è durato sì e no 2 settimane di sole, per quelli più fortunati (mentre per tutto il resto d'Italia non c'è mai stato un solo minuto di questo 2020 senza preoccupazioni ad ingombrargli la testa).

    Nel pieno di questa seconda ondata, il Farò del Mio Peggio si ritrova (come tutta la scuola) a proseguire le sue attività online, compreso l'inizio del suo quindicesimo anno di redazione. Senza troppi giri di parole: questo deve essere l'anno del riscatto per il giornalino. Abbiamo la facoltà di arrivare a centinaia di studenti e di informarli in un periodo di sospensione come quello di oggi. Abbiamo il potere di far sentire la nostra voce e di inventare nuovi modi per raggiungere i ragazzi. Abbiamo il privilegio – forse il dovere – di formare una "comunità del Liceo" attorno al nostro progetto.

    A tutti i redattori voglio dire quindi che quest'anno ci sarà da lavorare: non solo gli articoli che restano completamente liberi e che ognuno può costruire come preferisce, sul tema che preferisce, comunicando il messaggio che preferisce; quest'anno ci saranno anche interviste, rubriche, ci sarà attività quotidiana per venire incontro a tutto il Liceo. Le premesse ci sono tutte, ci abbiamo lavorato tutta l'estate apposta per gestire al meglio questo nuovo anno, nonostante gli ostacoli che il 2020 vorrà ancora pararci davanti. Insomma, auguriamoci buon lavoro.

    Matteo Barcella

    a nome della Direzione della Redazione del FDMP

    Marco Camoirano

    Giuseppe Orsi

    Matteo Rapetto

    Alessio Vigneto

  • Farò del mio peggio News - Vita di redazione


    Nato nel 2005 nell’ambito del corso Tecnologico ed esteso poi a tutte le classi, il “Farò del mio peggio News” ha cambiato nella sua storia 3 redazioni tecniche, mantenendo la continuità del lavoro ed ottenendo numerosi riconoscimenti tra cui sette nomination al concorso nazionale “Giornalista per un giorno” (Fiuggi 2007), la vittoria al concorso "Il giornale dalla scuola", nell’ambito del Circuito Diregiovani (Roma 2010), organizzato dalla Agenzia di Stampa "Dire" e patrocinato dal MIUR, un diploma di Merito del Secolo XIX (Genova 2010) e dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti (Benevento 2011), tre premi nell’ambito del concorso nazionale “Il miglior giornalino scolastico” (Avellino 2011-2013), un “Premio speciale Presidenza di Alboscuole” (Chianciano Terme 2012), una “menzione speciale per il sarcasmo” al concorso nazionale “Prima Pagina” promosso dal Comune di Modena in collaborazione con l’associazione culturale Progettarte, nell’ambito della VI edizione di BUK-Festival della piccola e media editoria- che si è tenuto il 23 e 24 marzo 2013 presso il Foro Boario di Modena. 


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Società e Costume

  • JUNK FOOD, CHE BUSINESS!


    Merenda salutare a scuola | Agrodolce

    Nel 2012, in Italia, si iniziò a discutere a proposito di possibili tasse sul cibo spazzatura; a quel tempo si era stimato che un bambino su quattro potesse essere sovrappeso. Sebbene fosse stata documentata tale situazione e con dati alquanto preoccupanti, la proposta non ebbe notevoli sviluppi, perciò ci si è affidati agli slogan salutisti mandati in onda sui nostri schermi in questi ultimi 8 anni. Tuttavia, le tante pubblicità di cibi, yogurt, merendine dietetiche, non hanno intaccato la percentuale dei bambini sovrappeso, anzi, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, ha affermato che a dicembre 2019 una persona su quattro è obesa e la percentuale aumenta se si parla di uomini over 50.


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  • Il popolo della notte


     

    Ordinanza anti coronavirus: chiuse le discoteche, obbligo di mascherina  nella movida - Gazzetta di Mantova Mantova

    Per tutta la fase 1, la fase 2 e gli inizi della fase 3, gli italiani sono stati privati di un diritto a cui, di solito, non tutti sono disposti a rinunciare: andare a ballare in discoteca. Tra giugno e luglio, sembrava che la vita dei giovani girasse solamente intorno alla possibilità di tornare a divertirsi nei locali. Inizialmente non si sapeva se ci si potesse andare, però. Poi, si poteva ballare? Si doveva solo ascoltare la musica stando fermi? I locali sarebbero rimasti aperti tutta la notte? Sarebbero state distribuite bevande?  Le grandi domande che turbavano i giovani erano queste, e non se fosse così importante riaprire tutti i cinema e i locali, se si era in grado di mantenere il distanziamento o se non se ne potesse fare a meno. La razionalità è stata bypassata dal fatto che bisognava tener conto della voglia di ripartire, del riscatto, della volontà di tornare alla normalità, sia dalla maggior parte dei giovani, sia dallo Stato. Le aggregazioni di massa sono state devastanti per i dati epidemiologici, in quanto impossibili da gestire. Di ciò ce ne siamo ricordati solamente quando i contagi fra i giovani erano già in crescita.


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Scuola

  • LA SCUOLA IRLANDESE VISTA DA UNA LICEALE ITALIANA


    Buongiorno a tutti, sono Sveva Pelle e frequento il nostro liceo nella classe quarta C.

    Come molti di voi sapranno, sto attualmente trascorrendo sei mesi in Irlanda, più precisamente a Cork, città di circa 200.000 abitanti al sud dell’isola. Parlando con gli abitanti del posto, sto scoprendo ogni giorno quanto l’Italia e l’Irlanda, nonostante siano entrambi paesi di impostazione cattolica, siano profondamente diversi.

    Questa differenza culturale si ritrova, ovviamente, anche in una delle componenti più importanti della vita di ogni adolescente: la scuola.

    Mentre in Italia ragazzi e ragazze sono abituati fin dalla tenera età ad un percorso scolastico congiunto, in Irlanda la maggior parte delle scuole sono o femminili o maschili. Un’altra differenza è facilmente individuabile anche semplicemente passeggiando per le strade del centro: si possono osservare, infatti, numerosi studenti indossare le loro divise scolastiche solitamente composte da pantaloni grigi (o gonna per le ragazze), scarpe in pelle nera, camicia e maglione. Ogni scuola, inoltre, ha il proprio colore distintivo: la mia per esempio prevede un maglione blu elettrico. Altri colori popolari sono il verde, il rosso e perfino il viola. Oltre ad indossare l’uniforme gli studenti sono tenuti a rispettare alcune regole legate al loro aspetto fisico : per esempio i capelli devono essere tenuti in colori naturali, non si possono avere piercings sul viso, non ci si può truccare e non si possono portare unghie finte. Alcune scuole sono più severe di altre in questo ambito ma in linea generale queste sono le regole da osservare. E’ anche prevista una divisa per l’ora di educazione fisica. E’ permesso indossare i propri vestiti a scuola solamente durante i “No Uniform Days” o le giornate a tema (per esempio prima delle vacanze di Natale viene organizzata una giornata in cui si va a scuola indossando dei maglioni natalizi).


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  • Pensieri sulla didattica a distanza


     

    In questi due mesi di lock-down si è parlato molto della scuola e in particolare della didattica a distanza come unico strumento per continuare a svolgere le lezioni e finire l'anno scolastico. Mentre molti "esterni" esprimono le proprie considerazioni, la maggior parte a completo favore di questa metodologia di apprendimento temporanea, a pochi è venuta l'idea di chiedere a uno dei due gruppi interessati, gli studenti, di esprimere le proprie considerazioni riguardo tale tematica.

    Ho quindi deciso di porre semplici domande a compagni di classe e amici legate alla loro personale esperienza riguardo la didattica a distanza. Non ho voluto riportare tutte le interviste,  bensì il quadro generale risultato da queste. 

    Subito è stato possibile sottolineare la comune presenza, in tutte le esperienze di lock-down, di uno stress sempre crescente. Quest'ultimo, secondo gli intervistati, non è stato originato dalla didattica a distanza, ma è sfociata su di essa. L'origine va infatti trovata in un insieme di fattori legati alla convivenza ristretta all'ambiente domestico, al distanziamento sociale, alla limitata possibilità di sfogo e al deterioramento dei rapporti con i propri genitori. Lo stress accumulato  va quindi ad influire negativamente sulle prestazioni dell'alunno durante verifiche ed interrogazioni.


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Diritti

  • ITALIA FRIENDLY?


    Liberi di amare: a Londra la prima piattaforma (italiana) di notizie Lgbt -  Corriere.it 

    LGBT è un acronimo di origine anglosassone che tiene insieme le parole lesbicagay, bisessuale e transgender/transessuale. A volte si declina anche come LGBTQI, comprendendo le persone che vivono una condizione intersessuale e il termine queer. *

    Dal 2015 al 2019 la percentuale di cittadini europei intervistati, che sostiene che le persone gay, lesbiche o bisessuali possano avere i medesimi diritti delle persone eterosessuali, è aumentata del 5% (dal 71% nel 2015 al 76% nel 2019). ** Nonostante questi dati incoraggianti, le persone LGBT possono essere discriminate in molti ambiti della loro normale vita quotidiana, possono avere difficoltà a trovare un lavoro e, sicuramente, sono bersaglio di chiacchiere e di insulti, se non addirittura di aggressioni.


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  • Coronavirus e democrazia instabile


     

    I coronavirus fanno parte di una vasta famiglia di virus che possono causare un raffreddore comune, una forma lieve simile all'influenza, ma anche malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Il virus responsabile dell'epidemia, oramai denominata e confermata pandemia dall'OMS, sta interessando tutto il mondo, in questi giorni nel nostro paese è diventata un'emergenza e ha posto l'Italia al secondo posto mondiale, subito dopo la Cina, come numero di contagi (tamponi risultati positivi al Covid-19).

    Il virus, nel nostro paese ha obbligato il governo a imporre ai cittadini delle misure di contenimento, privandoci ormai da settimane della libertà di uscire di casa se non per lo stretto necessario, con l'obbligo di indossare strumenti di igiene pubblica, non effettuare spostamenti, e con la chiusura di tutti i tipi di negozi tranne quelli di prima necessità, cui si è aggiunto l'obbligo di sospendere qualsiasi attività e la chiusura dei confini, fine al termine dell'epidemia in Italia.


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Tecnologia e Rete

  • Iperconnessi


    Al giorno d’oggi “Internet“ è diventato la base di tutto. Gli adolescenti in particolare utilizzano il cellulare per i social network e questo rapporto è una delle principali fonti di discussione con i genitori. I problemi dell’ iperconnessione sono tanti, sia dal punto di vista sociale sia perché può presentare grandi pericoli per le persone. Passano gli anni e la situazione peggiora sempre di più poiché il tempo trascorso davanti agli schermi riguarda anche i più piccoli.


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  • I VIDEOGIOCHI SONO ARTE (?)


    Playstation, Xbox, PC, Nintendo, smartphone...Parole che portano i nervi dei genitori a fior di pelle ripensando a quanto queste piattaforme siano diventate famose e attirino i loro figli. Ma questo cosa indica? Quando accendiamo una console e inseriamo un gioco, siamo davanti ad una macchina diabolica progettata per spillare soldi dai portafogli degli adulti nel tentativo di accontentare i pargoli, o ci potrebbe capitare addirittura di osservare nello schermo una nuova forma di opera d'arte?



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